I 164 casi di morbillo e le due morti nel primo mese del 2018 segnalati dall’Istituto superiore di sanità qualche giorno fa mostrano che non è il caso di abbassare la guardia in Italia contro questa malattia. “Probabilmente dobbiamo aspettarci una progressiva riduzione dei casi nel corso del 2018, ma siamo ancora in piena fase epidemica, quindi si consiglia ancora di vaccinarsi o di completare la vaccinazione con la dose di richiamo”. Lo spiega Massimo Andreoni, ordinario di Malattie infettive della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Con due vittime in un mese “la crescita dei casi di mortalità è molto aumentata, con un decesso ogni 80 casi. I due casi letali del 2018 devono ricordarci come questa malattia che noi consideriamo all’apparenza poco fastidiosa potrebbe provocare addirittura il decesso. L’unico vero strumento capace di proteggerci è il vaccino -conclude Andreoni-. La diffusione dello scorso anno e l’aumento di mortalità ci deve far riflettere sull’importanza che questo assume. Non solo per coloro per i quali è previsto l’obbligo della vaccinazione, ma anche per i giovani adulti, per i quali è un richiamo. La causa principale dell’esplosione del morbillo, infatti, è proprio l’alto numero di persone non protette che permette una più ampia circolazione del virus. Più le persone non si vaccinano, maggiore è il rischio di registrare un aumento dei casi”.

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