Mario Caiazzo

Capita spesso anche a Napoli e in provincia, che le forze dell’ordine si imbattano in quelli che vengono comunemente chiamati ‘falsi dentisti’, vale a dire persone che operano senza avere la benché minima abilitazione. In casi del genere si agisce attraverso sanzioni all’indirizzo di chi ha violato la legge, apponendo finanche i ‘sigilli’ ai laboratori non autorizzati. Una recente sentenza della Cassazione (22 marzo 2018), inoltre, ha stabilito che è legittimo il sequestro preventivo dello studio, delle attrezzature e delle apparecchiature rinvenute in suddetto studio dentistico, laddove il titolare dello stesso, risulti essere privo dell’abilitazione alla professione. C’è bisogno, naturalmente, che tutto lasci presagire che in suddetto studio si svolga effettivamente attività odontoiatrica. Vale a dire che ci sia la parvenza della commissione di un delitto, condizione necessaria per applicare la misura cautelare.

Secondo l’indagato, tale condizione nel suo caso, non sarebbe sussistita, poiché ha dichiarato che se è vero indossasse il camice verde, è altrettanto vero che al momento dell’accesso delle forze dell’ordine, nello studio non vi era alcun paziente e lo stesso soggetto non stava effettuando alcuna attività legata all’odontoiatria. Inoltre, l’indagato, a sua difesa, ha detto di essere abilitato a svolgere l’attività odontoiatrica, grazie a una abilitazione ottenuta in Portogallo circa 15 anni fa, vale a dire nel 2003. I giudici della Suprema Corte hanno però ribattuto che la parvenza della commissione del delitto era rappresentata da diversi elementi, fra questi l’atteggiamento del titolare dello studio e delle tre assistenti, tutti soggetti che indossavano il camice verde; la struttura dello studio, i cui i locali erano allestiti e pronti all’uso; illeciti di natura amministrativa riscontrati. Inoltre i giudici hanno sentenziato, relativamente alla vicenda dell’abilitazione ottenuta in Portogallo, appellandosi all’articolo 10 del decreto legislativo 206/2007, che “il prestatore che – ai sensi dell’articolo 9 – si sposta per la prima volta da un altro Stato membro sul territorio nazionale per fornire servizi è tenuto ad informare 30 giorni prima, salvo i casi di urgenza, l’autorità di cui all’articolo 5 con una dichiarazione scritta, contenente informazioni sulla prestazione di servizi che intende svolgere, nonché sulla copertura assicurativa o analoghi mezzi di protezione personale o collettiva per la responsabilità professionale”. Quindi è stato escluso che nello studio oggetto di accesso da parte delle forze dell’ordine si svolgesse soltanto attività di emergenza. Quindi le attrezzature sono state sequestrate in maniera preventiva.