Carlo Lo Russo, capoclan ora pentito di Miano

Mario Caiazzo

La Kuadra srl con sede a Fuorigrotta rappresentava una sorta di polmone finanziario del clan Lo Russo. Attraverso i bandi che la suddetta società vinceva negli ospedali napoletani, lievitavano i fondi della cosca di Miano. Due i personaggi apicali del ‘comparto sanità’ della famiglia malavitosa: Antonio Festa e Giulio De Angioletti. Secondo gli inquirenti e stando a quanto è stato ricostruito grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, il rapporto dei Lo Russo con suddetta azienda si avvia molto tempo fa, come riferisce il pentito Maurizio Ferraiuolo: “La proprietà è di un tale Riccardo (Lama, ndr), ma è una proprietà di facciata, perché dietro, da una ventina d’anni, ci stanno i Capitoni (i Lo Russo, ndr)”. La Kuadra diventa una partecipata, o meglio una controllata del clan.

Il boss del Vomero, Luigi Cimmino

“Antonio Lo Russo (figlio dell’ex capoclan Salvatore) aveva il 50% (della Kuadra). Sono numerosi i bandi che la società si aggiudicava – riferisce ancora Ferraiuolo – per il servizio di pulizia, in ospedali quali Pausilipon, Annunziata, Ascalesi, Loreto Mare, Cardarelli, Policlinico e altri”. Quando un nosocomio non si trova nella zona di competenza dei Lo Russo, bisogna accontentare anche le cosche residenti, che si fanno pagare una sorta di ‘tassa di soggiorno’. Al Vomero, capita ad esempio con il clan Cimmino e Caiazzo. Per gli inquirenti diventa sempre più importante il ruolo di Giulio De Angioletti, che non solo cura i rapporti perfino con imprenditori e professionisti che lavorano ad esempio al Policlinico, ma quando si tratta di intimorire e minacciare le ditte concorrenti alla Kuadra, non ha rivali. Si instaura un clima di intimidazione tale, sottolineano i magistrati – che fanno di Giulio De Angioletti il deus ex machina della maggior parte delle operazioni volte a infiltrarsi nei nosocomi napoletani.

Il pentito del clan, Salvatore Lo Russo
Il pentito del clan, Salvatore Lo Russo

L’azione di quest’ultimo è diversificata e si orienta oltreché a taglieggiare le ditte, anche a farvi subentrare il clan Lo Russo. Capita ad esempio che Giulio De Angioletti, Antonio Festa, Mario Lo Russo, in concorso con Riccardo Lama “con minaccia consistita nel prospettare a Carmine F. e alla moglie Maria Rosaria D. P. ritorsioni e vessazioni fisiche nei confronti suoi e della sua famiglia, proferiscano al loro indirizzo frasi di questo tenore: guarda che io sono cresciuto in mezzo alle saettelle e se voglio faccio sparire uno dei tuoi figli e pure il nonno”. Tutto per sostituirsi nella gestione della ditta La Gioiosa di cui la Del Prete è presidente e ad impossessarsi delle somme di denaro erogate dalla pubblica amministrazione alla suddetta ditta, quale pagamento dei servizi offerti.