“Il nostro obiettivo è coinvolgere le istituzioni affinché lo screening polmonare venga inserito anche fra le misure di politica sanitaria nazionale italiane. Chiediamo principalmente di prendere in considerazione questo strumento e la prevenzione dei tumori del polmone, oltre agli screening oncologici già in atto”. E’ l’appello lanciato da Giulia Veronesi, responsabile della Chirurgia robotica toracica dell’Istituto Humanitas di Rozzano, oggi in occasione del lancio di Smac (Smokers Health Multiple Action), un progetto di screening gratuito per la salute di polmoni e cuore che l’Irccs milanese ha messo a punto per forti fumatori ed ex fumatori e che prevede un percorso di prevenzione e controlli annuali, fra cui la Tac toracica a basso dosaggio.
Fra i molteplici obiettivi del progetto Smac, continua la specialista, “vogliamo anche valutare i risultati dei pregressi screening e vedere di sviluppare una strategia di reclutamento sul territorio in preparazione a un’implementazione dello screening su larga scala. Cosa che ci auguriamo avverrà nell’arco dei prossimi mesi o anni, perché i risultati degli studi sono maturi per cambiare la politica sanitaria in questo ambito. A questo fine abbiamo sviluppato una collaborazione con i medici di famiglia, e tutto questo servirà anche a sensibilizzare gli stessi camici bianchi e la popolazione sui temi della prevenzione”.

Trovare i noduli polmonari in stadio molto iniziale, ribadisce Veronesi, significa “poter offrire un trattamento precoce e mininvasivo con metodiche innovative, come ad esempio la robotica. La diagnosi precoce è essenziale, perché i polmoni non hanno strutture nervose di sensibilità e quando il tumore dà segno di sé di solito è perché ha già intaccato altri organi o è molto grosso. Con la diagnosi precoce riusciamo a trovare neoplasie nell’80% in stadio I e II e possiamo intervenire con trattamenti locali efficaci, senza dover togliere magari tutto il polmone o senza dover necessariamente fare della chemioterapia”.

“Il vantaggio è sia clinico per i pazienti – conclude l’esperta – perché hanno il beneficio di una chirurgia meno invasiva e di un trattamento meno demolitivo, e poi oncologico perché la prognosi è estremamente migliore quando si trovano i tumori piccoli”.

Negli Stati Uniti, spiega la specialista “lo screening polmonare è già una procedura standard dal 2012, a seguito delle raccomandazioni internazionali basate su studi che mostrano una riduzione della mortalità della popolazione sottoposta a screening rispetto ai controlli. In Europa siamo un po’ in ritardo su questo aspetto di implementazione dello screening, anche perché si aspettano i risultati di un altro studio europeo randomizzato, che dovrebbero essere rilasciati a settembre. Nell’attesa di questi dati nuovi, le istituzioni dovrebbero comunque iniziare a organizzare dei comitati scientifici e dei gruppi di lavoro, al fine di preparare il territorio e organizzare al meglio lo screening oncologico per il polmone. Questo tumore, va ricordato, è ancora la prima causa di morte per cancro nel mondo e nei Paesi occidentali”.


Con lo studio pilota messo a punto dagli esperti Humanitas con l’Ats della Città metropolitana di Milano e i medici di famiglia si punta ad aprire la strada. “Quello che ancora manca è confermare che questi programmi di screening siano realizzabili sul territorio, l’impatto economico per la società, la formazione degli specialisti, il coinvolgimento delle istituzioni”, elenca Giulia Veronesi che da anni è impegnata sulla sfida di uno screening per la prevenzione del tumore del polmone, così come il padre Umberto lottò per garantire alle donne la diagnosi precoce contro il cancro al seno.

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