“La politica dei ‘bonus’ oltre a suggestionare i nostri leader di partito, sembra anche in grado di influenzare la legge di bilancio all’esame del Parlamento, determinando cosi’ il contestuale diffondersi di ‘malus’ legislativi che finiscono sempre per scaricarsi sulla sanita’ di questo Paese: e’ ora di dire basta ad un sistema che sta minando alla base la salute pubblica e determina un assurdo conflitto sociale fra personale medico e i cittadini-pazienti”. E’ quanto afferma Guido Quici, presidente nazionale del CIMO-CIDA, il sindacato dei medici, che si prepara a chiedere, insieme alle altre organizzazioni sindacali del comparto, impegni precisi sulla sanita’ nel programmi elettorali dei partiti.

Dubbi sulla manovra del Governo per le risorse nella sanità

“La politica del bonus e del malus accentua la precarieta’ del sistema e, soprattutto, discrimina, tra loro, i portatori di interesse perche’ accontenta parzialmente alcuni ma, certamente, scontenta gli altri, spiega Quici. “Se, poi, queste scelte colpiscono da anni gli stessi soggetti, ovvero gli operatori sanitari e i pazienti, allora diventa concreto il sospetto – prosegue Quici – che i danneggiati non siano altro che il terminale di un progetto molto piu’ strutturato che sottende ad una sanita’ non piu’ sostenibile se non a carico del cittadino. La storia dei tagli – ricorda – parte dal 2004, con 4 anni di anticipo rispetto alla crisi del 2008: la legge finanziaria n. 311 fissava i criteri ed i limiti per le assunzioni 2005-2007 prevedendo economie di spesa per 2.603 milioni di euro. Oggi, dopo 13 anni di tagli lineari, la proiezione del rapporto spesa sanitaria/PIL al 6,4% entro il 2020, testimonia l’assoluta mancata volonta’ di investire in sanita’.

Un’immagine di Palazzo Madama

E’ una visione miope che pone reali problemi di ordine sociale tra pazienti e professionisti della salute; tra chi, attraverso i LEA, chiede un accesso alle cure e chi rivendica, invece, il rinnovo del contratto scaduto da oltre 8 anni. Barattare il diritto alle cure con i diritti dei lavoratori non fa altro che accentuare il disagio sociale”.

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