Mario Caiazzo

Anche presso la Struttura complessa Gestione Beni e Servizi del Pascale, scrivono i giudici nel faldone dell’ordinanza sul presunto giro corruttivo all’ospedale napoletano (il processo è tuttora in corso), «erano ben consci del fatto che la neonata GDC Medicali Srl, di fatto era ed è riconducibile a Giulia Di Capua (moglie del primario del Pascale, Francesco Izzo, ndr)». La circostanza si riferisce al 20 novembre del 2014 ed ha a che fare con un contratto da perfezionare (per la fornitura di prodotti medicali) tra l’Istituto Pascale e la GDC. C’è una telefonata intercettata in quella data, tra l’assistente amministrativa della SC Gestione Beni e Servizi e Giulia Di Capua.
Nel corso della conversazione l’assistente precisa a Di Capua, che occorre acquisire «l’autorizzazione/dichiarazione rilasciata dalla Hs Hospital Service Spa (ditta fornitrice dei prodotti medicali, ndr) dalla quale emerga che la GDC sia la società deputata, in via esclusiva, alla distribuzione dei prodotti richiesti», sottolineano i magistrati. Una procedura definita dagli inquirenti alquanto «anomala», poiché, riferendoci anche a questo caso specifico, l’addetta alla SC Gestione Beni e Servizi, «anziché rilevare e denunciare il palese conflitto di interessi – annotano i magistrati – detta la procedura da seguire a Giulia Di Capua».
Pochi minuti dopo Di Capua contatta Pasquale Gioielli della Hs, gli dice che è stato risolto tutto e che è necessario avere tutti i documenti ed, in particolare, la dichiarazione della Hs dalla quale si evinca che la GDC Medicali Srl è il distributore ufficiale del prodotto richiesto dal Pascale. In tal modo, rilevano i magistrati «il Pascale contrarrà direttamente con la GDC, che, a sua volta, si approvvigionerà dalla Hs».