Nel mondo l’autismo colpisce un bambino ogni cento. Una famiglia su cento vede piombarle addosso una diagnosi come un macigno.  Eppure qualche piccolo segnale di speranza c’è, sebbene ancora lontani da una cura. Sono stati fatti passi avanti enormi nell’affiancamento delle famiglie (SOOmila quelle colpite in Italia) e nel recupero comportamentale dei bambini. Che finalmente viene strutturato caso per caso, consapevoli del fatto che da affrontare ci siano mille diverse sfumature di autismo e non una soltanto. Si sta inoltre lavorando parecchio sui test per la diagnosi precoce, fin dai primi giorni di vita del neonato. Inoltre si stanno mettendo assieme parecchi tasselli per capire l’origine del disturbo. Che non è psicologica ma genetica. O meglio, è anche genetica, e riguarda un bambino ogni cento. Non è così, anzi. È stata totalmente ribaltata la tremenda teoria delle «fortezza vuota» di Bruno Bettelheim che fino agli anni Ottanta ha incolpato le «mamme frigorifero» di aver provocato barriere psicologiche invalicabili nel figlio. E ancora: sono stati fatti passi avanti enormi nell’affiancamento delle famiglie (SOOmila quelle colpite in Italia) e nel recupero comportamentale dei bambini. Che finalmente viene strutturato caso per caso, consapevoli del fatto che da affrontare ci siano mille diverse sfumature di autismo e non una soltanto. Si sta inoltre lavorando parecchio sui test per la diagnosi precoce, fin dai primi giorni di vita del neonato, e si stanno mettendo assieme parecchi tasselli per capire l’origine del disturbo. Siamo infatti ben oltre la tremenda teoria delle «fortezza vuota» di Bruno Bettelheim che fino agli anni Ottanta ha incolpato le «mamme frigorifero» di aver provocato barriere psicologiche invalicabili nel figlio. La causa dell’autismo non è psicologica ma genetica.  A provocare l’autismo (che, ben inteso, non è una malattia ma una patologia dietro alla quale si celano centinaia di cause diverse), oltre ai fattori nascosti nel Dna, sembra siano anche altri elementi che singolarmente non provocano nulla ma, associati tra loro, possono aumentare considerevolmente il rischio. Tra questi ci sono l’età dei genitori al momento del concepimento, la presenza di un parente di primo o secondo grado con problemi di relazione e personalità, anche se non patologici. E ancora, l’esposizione prolungata della madre ad agenti inquinanti e l’attivazione del suo sistema immunitario durante il secondo trimestre di gravidanza, magari per far fronte a allergie o a un’influenza.  Alcuni ricercatori inglesi hanno sviluppato un nuovo test del sangue e delle urine in grado di rilevare molto presto l’autismo nei bambini. Ma la strada è ancora lunga e i dubbi del resto della comunità scientifica sono parecchi.  Se il bambino non guarda negli occhi, non parla, mostra indifferenza, manifesta segni apparentemente incomprensibili di nervosismo e disturbi del sonno è bene intervenire subito con visite approfondite.  Eppure, nei bambini su cui si interviene presto si riscontra una crescita del quoziente d’intelligenza, dei progressi più spiccati nel linguaggio, un miglioramento dei comportamenti sociali e una diminuzione dei sintomi del disturbo autistico. L’autismo infatti non è una malattia, una malattia prevede una diagnosi e una cura: dall’autismo invece non si guarisce. È una sindrome che riguarda tutta la morfologia della persona e ha cause genetiche e ambientali. E mentre il ministero dell’Economia ha finanziato con 3 milioni di euro la ricerca di biomarcatori per personalizzare le terapie esistenti e svilupparne di nuove, sia farmacologiche sia riabilitative, e si stia lavorando alla prospettiva della creazione di un  registro di patologia per i disturbi dello spettro autistico, è bene ricordare alcuni elementi che possono venire in aiuto nella gestione quotidiana della patologia. Sì alla musica classica o new age, preferibilmente a volume soft e senza testo cantato, oche aiuta i più piccoli a rilassarsi. Sollecitarli con un solo stimolo per volta. I bambini autistici sono ¡per sensoriali. Il loro cervello percepisce tutti gli stimoli (udito, vista, gusto) contemporaneamente e questo genera confusione. È fondamentale non presentare attività in parallelo ma una sola alla volta. Bene il nuoto e la corsa che permettono di scaricare le tensioni. Un aiuto ai bambini che soffrono di autismo può arrivare da una bonifica della casa da colori troppo accesi,  display, giochi elettronici e rumori troppo forti. Meglio luci delicate che aiutano a ridurre gli stimoli troppo forti. Oltre ai disturbi del sonno e ad un (apparentemente) inspiegabile nervosismo, uno dei primi segnali da considerare è lo sguardo laterale, cioè la difficoltà del bambino a guardare negli occhi chi gli parla.  Tra le cause, oltre alla genetica, ci possono essere alcuni fattori ambientali, incastrati tra loro: età dei genitori, infezioni ¡n gravidanza, esposizione all’inquinamento.
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