Pina Tommasielli, già assessore nella giunta del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, entra a far parte della squadra del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Il Presidente della Regione, con decreto del 31 luglio scorso, ha nominato la Tommasielli quale referente per il potenziamento e per la riorganizzazione della rete di assistenza territoriale all’interno del Nucleo di supporto alla Struttura commissariale.Salute a tutti le ha posto alcune domande.
Dottoressa Tommasielli, lei è entrata a far parte della squadra del Governatore De Luca. Cosa prevede il suo nuovo incarico?
Ho avuto il compito dal Governatore e commissario alla Sanità di organizzare e contribuire, assieme al Nucleo di supporto della Struttura commissariale, per ciò che concerne la medicina sul territorio, l’assistenza territoriale,che deve essere organizzata secondo i dettami della legge  Balducci, con aggregazioni funzionali territoriali e con le Uccp, oltre ovviamente la parte delle strutture intermedie, che pure necessita di organizzazione.
Qual è l’obiettivo del suo lavoro?

Il tutto è finalizzato a ridurre le liste d’attesa, fare un filtro importante sul territorio per implementare tutta la parte che riguarda la prevenzione, da sempre affidata ai medici di medicina generale, e che va approfondita, migliorata e svolta in modo più strutturato. C’è inoltre la cura delle cronicità. Con l’allungamento della vita media abbiamo una serie di patologie croniche che possono assolutamente essere compensate e trattate sui territori, secondo i famosi pdta, cioè i poercorsi diagnostico-terapeutici.Parlo di ipertensione, di diabete, di bpco o scompenso cardiaco, che seguendo i percorsi diagnostico-terapeutici possono essere seguiti e compensati sui territori con i medici di famiglia e gli specialisti ambulatoriali.

Un tema caldo per la Sanità campana è quello degli accessi impropri al Pronto Soccorso, abbiamo visto il Cardarelli ancora una volta costretto a gestire un’emergenza, dovuta proprio agli accessi impropri.

Quello che andremo a fare è creare un filtro rispetto agli accessi impropri. Rendere più appropriata l’apertura e maggiore il funzionamento dei nostri studi. Il contatto con le strutture del distretto sanitario deve servire a questo. Così come deve servire ad accogliere tutti i pazienti: oggi abbiamo il problema dei ricoveri brevi o dei lungodegenti, tutti questi degenti

che alla fine vengono ricoverati anche per pochi giorni, ma che poi devono tornare sui territori e sui territori devono trovare una rete di accoglienza sanitaria per la prevenzione.Abbiamo potuto notare proprio l’altro giorno che nei reparti di medicina del Cardarelli tante persone potrebbero essere dimesse, ma in mancanza di accoglienza sul territorio continuano ad occupare un posto letto. Il Dg Ciro Verdoliva ci faceva notare come lui disponga di una Ferrari, per intenderci, e certe volte debba farla camminare come una Cinquecento. Quindi è assolutamente necessario costruire questa rete sul territorio.
Come procederete?

La legge c’è ed è la legge Balducci. Fondamentalmente i medici di famiglia debbono essere collegati in rete tra di loro, in modo tale che un paziente che trovi chiusO lo studio del proprio medico, può recarsi allo studio di un altro medico, e l’altro medico può entrare tranquillamente nella cartella clinica di quel paziente, con una copertura 8-20, e anche raccordati con la guardia medica. Il paziente deve essere circondato, sostenuto ed essere seguito grazie alla sua cartella clinica. Quindi la rete informatica tra i medici per il giorno e la guardia medica di notte, in modo che attraverso l’accesso a una piattaforma sia possibile efficientare anche il lavoro dei colleghi di guardia durante la notte. Per i molti che si rivolgono all’ospedale, ma in realtà possono ovviare restando nell’ambito del territorio, tipo per esempio, un ciclo di flebo, una terapia endovena di ferro, una piaga da decubito, noi prevediamo  la presenza di infermieri gestiti dal medico di famiglia che gestiscano questi accessi a domicilio. E’ un fatto a cui il Governatore tiene molto, e io credo che questa sia la modalità giusta e corretta per evitare ingorghi ospedalieri. Nel caso di un accesso dovuto a disidratazione conseguente al grande caldo,  un paziente può rivolgersi al proprio medico di famiglia e il medico può mandare un infermiere che fa la terapia reidratante, ma sono tanti i casi: nell’emergenza influenzale, per le piaghe da decubito, insomma di patologie anche banali che ad oggi vanno a ingolfare il Pronto Soccorso.

Qual è la grande scommessa per la Sanità campana?
Tutta la scommessa della sostenibilità campana sta nella riorganizzazione del territorio, questo tipo di approccio, se implementiamo l’attività di screening, certamente fa risparmiare perché  evitiamo la malattia, salviamo il paziente e abbattiamo anche i costi. Quindi i posti letto sono tagliati è vero, ma il diritto alla salute diventa ancora agibile solo se oganizziamo bene il territorio. Quando si parla della Sanità campana, si parla sempre male. Ma ci sono anche eccellenze che voglio sottolineare: la medicina di famiglia di questa regione, rispetto ad altre regioni è  una delle più infiormatizzate. E l’informatizzazione, la raccolta dati, i dati, sono un valore in Sanità, perché consentono di programmare e consentono di ottimizzare le risorse e spenderle bene. Per fortuna noi qui abbiamo una medicina del territorio, una medicina generale regionale che sono a un ottimo livello di informatizzazione, e quindi sono una risorsa ai fini del nostro progetto.
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