Le indagini si sono avvalse anche di attività di intercettazioni telefoniche

Mario Caiazzo

Procedure non proprio ortodosse per le forniture medicali al Pascale e convocazioni in Procura, con la pressione e la paura di avere «la Finanza addosso» e le remore da parte di Elia Abbondante (all’epoca dei fatti direttore generale dell’Asl Napoli centro 1) ad esaudire alcune richieste provenienti dal dottor Francesco Izzo (direttore della Struttura complessa di chirurgia oncologica addominale ad indirizzo epatobiliare e attualmente sotto processo). E’ questo il quadro che si evince a fine maggio del 2015.
La circostanza è supportata da una conversazione intercorsa proprio tra Izzo e Abbondante e intercettata dagli investigatori il 26 maggio del 2015 intorno alle 13.45. Si discute della mancanza di aghi per effettuare la termoablazione (procedura che permette di trattare il cancro senza dover subire un intervento chirurgico) e di un paziente che è in lista d’attesa da tempo per sottoporsi al trattamento.

Le indagini affidate alla guardia di finanza

«C’è questa cosa (…) che chi mi deve portare gli aghi per la termoablazione ha detto no», afferma Izzo. Secondo i magistrati, per procurarli «si evincono le pressioni di Izzo, tanto che Abbondante, alla fine sbotta: Francé, Francé, io c’ho la Finanza addosso». «E andasse al Cardarelli (il paziente, ndr), lo dobbiamo fare proprio noi (il trattamento, ndr)?», dichiara Abbondante al suo interlocutore. Al che Izzo risponde: «Ma quello è in lista di attesa da un sacco di tempo (…) e non lo fa nessuno, capito qual è il problema? Allora il problema è, Elì (Elia Abbondante, ndr), qua ci sono tre cose. Io vedi, sto incazzato, sto incazzatissimo». «Francé, Francé (Francesco Izzo, ndr), io ho la Finanza addosso per cui non voglio avere problemi con nessuno e né voglio avere il procedimento penale a carico. Per l’amor di Dio amici con tutti, tutta la buona volontà, ma io ho la Finanza addosso e non voglio avere problemi», taglia corto Abbondante. Tale passaggio, annotano gli inquirenti nel faldone dell’ordinanza, rappresenta «una ulteriore conferma, che la procedura (quella della fornitura specifica, ndr) non sia proprio ortodossa».