Nel nostro paese oltre 1 milione di persone convivono con le gravi disabilita’ causate da malattie ad elevato rischio trombotico che non toccano solo direttamente chi e’ stato colpito ma anche i famigliari e chi se ne fa carico. Tra le patologie ad elevato rischio trombotico le neoplasie mieloproliferative croniche. Lo ricorda la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, oggi in occasione dell’ottava Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi. Le neoplasie mieloproliferative croniche Philadelphia-negative sono un gruppo di malattie ad elevato rischio trombotico, circa 10 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. In questo gruppo sono comprese policitemia vera, trombocitemia essenziale, mielofibrosi in forma pre-fibrotica o conclamata, tutte caratterizzate in grado variabile da aumento della proliferazione delle cellule ematiche e da fibrosi midollare. Nonostante la rilevanza clinica della problematica trombotica, la relativa rarita’ di tali patologie rende difficile effettuare studi clinici controllati per stabilire le migliori strategie di prevenzione.

L’Istituto di Ematologia dell’Universita’ Cattolica e l’Area di ematologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS coordinera’ uno studio volto a identificare i fattori clinici e laboratoristici piu’ utili per stabilire le modalita’ e la durata migliori di trattamento antitrombotico dopo un episodio di trombosi venosa, dapprima con una revisione sistematica della letteratura scientifica e poi promuovendo uno studio europeo di applicazione dei possibili algoritmi terapeutici. Il progetto si inserisce nella recente attivita’ di Valerio De Stefano, ordinario di Ematologia all’Universita’ Cattolica e direttore dell’Area di Ematologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, che ha portato alla pubblicazione di una serie di studi multicentrici che hanno coinvolto piu’ di 1500 pazienti con neoplasie mieloproliferative croniche e trombosi. questi studi hanno focalizzato le migliori modalita’ di trattamento con agenti citoriduttivi, anticoagulanti o antiaggreganti in pazienti con ischemia cerebrovascolare, tromboembolismo venoso, o trombosi venose addominali, ponendo le basi per nuovi studi di validazione di queste ipotesi nell’ambito dei centri ematologici del circuito European LeukemiaNet. Lo studio di questi pazienti a elevato rischio trombotico ha inoltre individuato nuove ipotesi di trattamento potenzialmente applicabili alla popolazione generale: e’ questo il caso dei pazienti con ischemia cerebrale e neoplasia mieloproliferativa cronica, in cui la profilassi farmacologica secondaria e’ risultata cosi’ efficace da ottenere una prognosi a lungo termine molto migliore di quanto osservato nella popolazione generale nei pazienti con ischemia cerebrale non embolica. L’ipotesi di applicare trattamenti citoriduttivi in questa platea di pazienti ben piu’ vasta andra’ validata con adeguati studi sperimentali. 
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