I dati epidemiologici piu’ completi sull’autismo sono stati forniti dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra. “In Italia iniziano ad essere prodotti dalle Regioni Piemonte ed Emilia Romagna, e altri sono stati appena pubblicati sulla citta’ di Pisa. Prossimamente, invece, seguiranno quelli di altre tre citta’ differenti che avranno probabilmente il massimo dell’affidabilita’ su scala nazionale. Laddove negli Usa il Cdc di Atlanta ha individuato un’incidenza massima di 1 caso su 59 nati, in Italia sembra ci collochiamo intorno a un caso ogni 73, 1 caso ogni 86 nati, fino ad un caso ogni 126. Queste variazioni dipendono dal metodo di analisi: un caso ogni 126 e’ stato ottenuto andando ad esaminare le certificazione scolastiche. È un dato solido ma puo’ perdere quei casi che non hanno ottenuto la certificazione in quanto piu’ lievi, o con un autismo di alto funzionamento, oppure che hanno una certificazione sotto un’altra diagnosi. Con un lavoro piu’ accurato la stima di 1 bambino ogni 75/80 nati e’ piu’ vicina alla realta’”. Lo fa sapere Antonio Persico, neuropsichiatra infantile e professore ordinario dell’Universita’ di Messina, intervenendo al convegno sugli autismi in corso a Roma. “Di certo- continua- l’autismo non e’ piu’ la malattia rara come si diceva un tempo. È una sindrome divenuta molto frequente, e avendo una influenza importante sulla qualita’ di vita delle famiglie e sui bambini, che crescendo diventano adulti, impone una grande attenzione sui fronti della salute e sociosanitario”. Questo incremento in parte e’ “legato a un cambiamento dei metodi diagnostici, direi 1/3, ma i restanti 2/3 corrispondono a una crescita reale della sindrome”. Sulle cause dell’autismo, “circa il 45% delle forme ha una causa identificabile di natura esclusivamente genetica o con larga prevalenza della genetica. Per l’altro 55%- precisa Persico- c’e’ una componente di predisposizione genetica che prevede anche la possibilita’ di influenze di natura ambientale, che possono essere configurate come una influenza ambientale soprattutto in epoca prenatale sul nascituro che poi verra’ diagnosticato con autismo. Purtroppo- afferma lo studioso-potrebbero anche esserci delle influenze ambientali esercitate sui genitori quando erano bambini, o in epoca molto precoce, che hanno lasciato una sorta di traccia negativa sui loro spermatozoi o sulle loro cellule uovo, che poi vengono ad emergere nella generazione successiva. Non dobbiamo pensare necessariamente che se un bambino venga diagnosticato con autismo a 2 anni e mezzo, quel bambino sia stato esposto a una sostanza che gli abbia fatto male. Possiamo pensare- consiglia il medico- che probabilmente potrebbero esserci state un insieme di cause, tra cui anche i fattori ambientali in epoca prenatale, che potrebbero riguardare sia una forma esclusivamente genetica, o una forma in cui a essere esposti a situazioni ambientali non salutari siano stati i genitori una trentina di anni prima. Per questo motivo bisogna trattare tali tematiche con evidenze scientifiche e ampiezza di vedute”.
I SIBLING – “Andando a studiare i siblings che hanno un fratello autistico, si e’ visto che la probabilita’ di avere un secondo figlio con autismo si aggira fino al 15-25% per i maschi e dal 5-15% per le femmine (molto superiore all’1% della popolazione in generale)”.
UNA MAPPATURA DEGLI AUTISMI: Gli autismi sindromici classici arrivano al 10% dei casi; gli autismi dovuti a microdelegazioni/microduplicazioni da identificarsi tramite array-CGH sono l’8-12% dei casi; gli autismi dovuti a mutazioni o CNV arrivano al 15-25% dei casi; ci sono i rari autismi mitocondriali; e infine gli autismi poligenici con contributi epigenetici che arrivano fino al 60% dei casi. “Oggi piu’ che parlare di geni dell’autismo- aggiunge Persico- parliamo di reti geniche”.
FATTORI AMBIENTALI – “I fattori ambientali che possono causare l’autismo vanno dai citomegalovirus e la rosolia prenatale ad alcuni farmaci (come l’acido valproico). Altri fattori che possono contribuire, mai da soli, all’insorgenza del disturbo sono gli organofosfati: pesticidi molto usati negli Usa, che aumentano le probabilita’ di prematurita’- conclude- segue l’inquinamento dell’area”.
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