Mario Caiazzo

Avevano già un nome, erano due maschi. E di lì a poco meno di due mesi, sarebbero venuti alla luce per la felicità dei loro genitori. Sarebbero stati i primi figli della coppia. Tutto sembrava andare per il verso giusto, le visite, presso una clinica privata di Torre del Greco, apparivano regolari e sembravano scandite dalla crescita normale dei feti. Una gestazione difficile quella affrontata da una donna di Torre Annuziata, così difficile che, secondo il collegio che si è espresso in seguito all’effettuazione dell’esame autoptico, avrebbe avuto bisogno di ben altre cure ed attenzione.

Fatto sta che a giugno scorso, la donna si reca nella clinica privata del Vesuviano, dove era seguita dal suo ginecologo. Si effettua la visita programmata per il tracciato e ci si accorge che non c’è alcun riscontro sul battito cardiaco da parte dei due feti.

Sono praticamente senza vita. Il cesareo per estrarre i corpicini dei gemelli viene fissato per il giorno successivo, ma in seguito a ulteriori complicanze e temendo per la vita della gestante, il marito di quest’ultima chiede ed ottiene che si operi prima. Difatti l’intervento viene anticipato e si conclude con l’estrazione dei due feti. Il giorno successivo il marito della gestante si reca presso un posto di polizia e sporge querela per quanto accaduto; la Procura di Torre Annunziata, in seguito alla denuncia, apre un procedimento indagando il ginecologo, M. L.

La Procura di Torre Annunziata indaga sull’aborto

I feti vengono sequestrati per lo svolgimento dell’esame autoptico. Secondo le risultanze dello stesso si decide di istruire un processo a carico del medico, poiché, secondo l’accusa, non avrebbe avuto condotta adeguata nel seguire la gravidanza. I feti, dunque, adeguatamente monitorati – questa la tesi portata avanti dai magistrati che si sono basati sul referto dell’indagine autoptica – si sarebbero potuti salvare.