Il Piano nazionale cronicita’ non funziona ovunque allo stesso modo, anche se la cronicita’ non fa distinzioni geografiche e burocratiche. A evidenziarlo e’ la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi), nell’incontro promosso da Cittadinanzattiva. Il Piano nazionale cronicita’ rappresenta per la Federazione “il primo vero adeguamento del Sistema sanitario alle evidenze epidemiologiche emerse negli ultimi anni e la Cabina di regia da poco costituita, di cui Fnopi fa parte, “e’ il forse il primo vero esempio di multiprofessionalita’ che mette al centro il paziente”. Per la segretaria del Fnopi, Beatrice Mazzoleni (nella foto), “il Piano cronicita’ ha come obiettivo di promuovere interventi basati sulla unitarieta’ di approccio, centrato sulla persona e orientato su una migliore organizzazione dei servizi e una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell’assistenza”. Mazoleni rileva inoltre che “tutti i ruoli professionali dovranno adattarsi ai nuovi percorsi. Non dimentichiamo l’evoluzione che sta avendo, ad esempio, la figura dell’infermiere di famiglia in molte Regioni benchmark e anche di quello di comunita’, utili a rispondere ai bisogni dei cittadini, anche se la carenza di organici non aiuta uno sviluppo veloce di queste figure”. Secondo Mazzoleni va anche rivisto il rapporto tra infermieri e abitanti, oggi troppo basso per garantire un’assistenza efficace. E sull’ospedale di comunita’, strumento considerato “fondamentale assieme a un reale sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata, per far fronte ai bisogni di salute nella cronicita’” e i Pdta, cioe’ i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali,”dove l’infermiere e’ sempre in prima linea nell’assistenza” la Fnopi sottolinea che “oggi sono sviluppati e recepiti in circa il 30% delle aziende sanitarie e di queste il 90% li ha attivati”.
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