Un clic per riattivare un cuore. Dopo essere stata testata con successo (“Funziona, ha gia’ salvato una vita mentre la provavamo”) e’ stata presentata, all’oratorio di San Filippo Neri a Bologna, ‘Dae respondER’, una speciale app in grado di attivare i soccorsi per l’utilizzo di un defibrillatore automatico esterno da parte di un soccorritore occasionale, in attesa dell’arrivo del personale medico. In caso di arresto cardiocircolatorio improvviso, il tempo ottimale per il salvataggio della vita attraverso defibrillazione varia tra i tre e i cinque minuti. E dunque essere tempestivi e’ decisivo. L’app utilizza un sistema di geolocalizzazione ed e’ in collegamento con la centrale operativa del 118. Tramite il cosiddetto ‘Codice blu’, l’app e’ in grado di mettere in allerta tutti coloro che sono in grado di intervenire, e hanno un apposito ‘patentino’ per farlo, nelle immediate vicinanze dell’evento. Oltretutto l’app ha un database di tutti i defibrillatori disponibili pronti all’uso: 1.860 nell’area metropolitana di Bologna e oltre 5.000 in Emilia-Romagna, ma come fa notare Luigi Bolondi, responsabile scientifico della Fondazione Del Monte, “non sono disponibili h24 e occorre selezionarli sulla base dell’apertura dei locali per rendere il sistema efficace”. I soccorritori non professionali, o ‘laici’, vengono allertati dalla centrale operativa attraverso un trillo dell’app e, se disponibili, possono intervenire per l’utilizzo del defibrillatore. ‘Dae respondER’ e’ “una summa di cinque complessi tecnologici- spiega Donatella Del Giudice, responsabile programma centro regionale 118 dell’Ausl di Bologna- che servono a rendere possibili i soccorsi partendo dalla creazione del registro unico dei Dae, passando alla mappatura dei defibrillatori integrati con la localizzazione sul sistema cartografico, poi all’interfaccia per l’operatore 118 e al portale web per giungere al prodotto finale”. Sono “proposte rivoluzionarie che proiettano la nostra citta’ nel futuro”, evidenza Chiara Gibertoni, direttore generale dell’Ausl. L’innovazione tecnologica e’ stata possibile grazie a un finanziamento della Ausl di Bologna, sostenuto dalla Fondazione Del Monte con 127.000 euro. “Una fondazione come la nostra- spiega Giusella Finocchiaro, presidente della ‘Del Monte’- ha il compito di raccogliere le idee, mettere insieme i soggetti e dare il contributo economico affinche’ vengano realizzati”. Accanto alla Fondazione Del Monte, alla Regione Emilia-Romagna e al Comune di Bologna, l’app ha avuto la possibilita’ di entrare in un sistema operativo di soccorso ‘di base’ di cui fanno parte Forze dell’ordine, Questura, uffici scolastici, Coni, e tassisti di Cotabo. “Questo e’ quello che chiamo welfare collaborativo, ma per un domani occorre mettere a sistema tutto questo”, evidenzia l’assessore comunale alla Sanita’, Giuliano Barigazzi, che spera di fare di Bologna “una citta’ cardioprotetta, arrivando a coprire tutta la rete e installando anche delle colonnine pubbliche di Dae”. Bisogna “riuscire a coinvolgere anche i privati cittadini creando un sistema complesso nel quale il singolo cresce nel sistema del soccorso”, dice Anselmo Campagna, responsabile del servizio assistenza ospedaliera e delegato regionale per la creazione dell’app.

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