L'Istituto Pascale

Mario Caiazzo

Nell’ambito dell’inchiesta sull’ospedale Pascale e sul presunto giro corruttivo per l’utilizzo di macchinari medici (il processo è in corso), ha un peso fondamentale l’attività di intelligence. Gli investigatori, nel corso delle indagini, posizionano cimici e mettono sotto controllo le utenze degli indagati. Tra il dicembre del 2014 e il gennaio del 2015, infatti, viene disposta l’intercettazione ambientale all’interno dell’ufficio del dottor Francesco Izzo e all’interno della vettura in uso alla moglie di quest’ultimo, Giulia Di Capua. Vengono altresì monitorate le utenze mobili intestate all’Istituto Pascale, ma utilizzate da Francesco Izzo ed Elia Abbondante.

Attraverso tale attività, scrivono
gli inquirenti nel faldone dell’ordinanza, vengono svelati «i rapporti sottostanti e lo scenario che ha consentito ai coniugi Izzo
di agire con tanta facilità».

I magistrati annotano pure come all’interno del Pascale, «gli organi preposti al controllo, lungi dall’essere semplici conniventi, hanno aderito al disegno criminoso posto in essere dal primario e dalla di lui moglie». Figura «assolutamente centrale quella di Elia Abbondante», scrivono ancora gli inquirenti. A tal proposito nell’ordinanza viene riportata la trascrizione di una conversazione avvenuta tra Abbondante e Izzo, di cui quest’ultimo riferisce alla propria moglie, Giulia Di Capua.

Il colloquio tra i coniugi avviene nell’ufficio di Izzo.

«Allora ha chiamato (Elia Abbondante, ndr) e ha detto sono venuti a fare i controlli la Finanza e tra questi anche (…) stanno cercando rapporti tra cose, etc… (…) quindi avverti Giulia (Di Capua, ndr) di mettere tutto a posto», dice Izzo alla moglie. Quest’ultima risponde: «E’ tutto chiuso, l’unica aperta è aquamantis». Sebbene la Finanza non abbia fatto cenno a indagini in corso, ma a semplici controlli nel comparto della spesa pubblica, Abbondante, sottolineano i magistrati, «si premura di avvisare sia Izzo che la moglie di quest’ultimo».