Un sequestro di medicinali rubati

Mario Caiazzo

Tra i passi falsi compiuti dall’organizzazione dedita al traffico illecito di medicinali c’è pure quello di aver inviato in giro false attestazioni. In particolare la lettera di accompagnamento alle aziende farmaceutiche, dalle quali volevano rifornirsi. Una missiva attestava falsamente l’accordo con l’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata).

L’accordo con l’Aiop, in effetti ci sarà, ma si chiuderà soltanto a gennaio del 2018; nel frattempo però il gruppo milanese spediva in giro documentazione fasulla.

Il particolare si rileva anche da diverse conversazioni telefoniche intercettate in fase di indagine. E’ l’undici novembre 2017. Ambrogio Fedele chiama Marco Marzorati e gli legge il testo della lettera da inviare alle aziende farmaceutiche. Da quanto scritto si evince che la Farmacia Fiduciaria Giampaolo (ex Farmacia Caiazzo) è partner Aiop dal maggio 2017 (cosa assolutamente non vera) ed è l’unica per il settore dei farmaci ospedalieri. Al che Marzorati dà il suo assenso e dice espressamente a Fedele: mandala così la lettera. In tal modo sembra che abbiamo l’esclusiva.

L’undici settembre del 2017 è Marzorati che chiama Fedele e gli dice che è successo un pasticcio e che il fatto di inviare le lettere false in giro presso aziende farmaceutiche ha prodotto una diffida nei confronti della loro ditta.

Due giorni dopo, Ambrogio Fedele parla con Sebastiano Calabrò (finito in arresto insieme a Marzorati, a Fedele e ad altri 10 componenti della banda) e gli racconta che la Farmacia Vaticana che era stata da loro contattata, insospettita, aveva effettuato dei controlli con la Digos. In seguito a tale indagine si è risaliti pure ad alcuni articoli di stampa, in cui si parlava di presunti rapporti del gruppo milanese e ambienti ‘ndranghetisti.

L’organizzazione dunque cominciava ad essere scoperta. Ciononostante, Fedele – che aveva pure detto non avrebbe più mandato in giro la falsa lettera con l’accordo Aiop – riferisce a Calabrò, che aveva parlato con Marzorati e che quest’ultimo gli aveva ribadito: mandala lo stesso, che cazzo ce ne frega.