Paolo Ascierto racconta di essere diventato più sensibile e di sentire addosso il peso della responsabilità, quella responsabilità di chi è chiamato a dare risposte, anche quando non ce l’ha. Lo stesso disagio che vive Michelino De Laurentiisanni e anni di studio, scrive, che all’improvviso non servono più a nulla se non possono salvare le personea cui vuoi beneFranco Ionna parla della sua solitudine, di uomo e medico. Maria Lina Tornesello, vittima asintomatica, ricorda la quarantena vissuta nell’ansia dell’attesa dell’ospite indesiderato.
Il calendario 2021 del Pascale non poteva non specchiarsi nell’anno più drammatico della sanità mondiale e, come scrive Serena Visconti,il 2020 non ci mancherà, ma l’importante è essere sopravvissuti. Il Pascale che non si è mai fermato e anzi, proprio nell’anno della pandemia, ha raddoppiato, aprendo cinque ambulatori nel presidio ospedaliero della Ascalesi, guarda avanti, ma non può dimenticare l’anno che è stato. Nelle foto donate da 6 fotografi napoletani il racconto, più del Covid, di una vita sospesa, a cui il Covid stesso ci ha condannati.  Poche le mascherine uscite fuori dagli obiettivi di Anna Camerlingo, Ciro Fusco, Barbara Jodice, Federica Gioffredi, Toty Ruggieri, Sergio Siano. Il Covid si percepisce nelle strade e nelle spiagge deserte, nei cieli coperti.  Foto grigie come è stato il 2020, come presumibilmente sarà parte del 2021. Anche se la ricerca non si è fermata, come gli operatori del Pascale.
La luce sta nelle foto che accompagnano il breve pensiero di chi per un anno ha vissuto in prima linea, prima come medico e poi come uomo e donna, questa tragedia immane. Se la foto grande di ogni mese impone il ricordo indelebile e purtroppo ancora attuale della pandemia, nella pagina di copertina, e poi all’interno, si alternano le istantanee delle tante attività svolte dall’Istituto dei tumori di Napoli, grande protagonista di quest’anno drammatico che ci sta lasciando. Un anno in cui, grazie all’intuizione di Paolo Ascierto e del virologo Franco Buonaguro, il Pascale ha potuto contribuire in maniera concreta alla guerra contro il virus dell’inconsapevolezza, ma non solo. L’attività chirurgica si è raddoppiata, tutte le cure sono state garantite. Pur tra mille difficoltà #ilpascalenonsièmaifermato, proprio come recita il titolo del lunario.
  Nel racconto dei 12 veri protagonisti di questo calendario (clinici, ricercatori, chirurghi, infermieri) è venuta fuori la parte più umana del medico. Daniela Barberio dedica alla mamma il suo breve scritto e al desiderio di poterla presto riabbracciare. Marilina Piccirillo ringrazia le sue due famiglie, quella che l’aspetta ogni sera a casa e quella che l’aspetta a lavoro la mattina. Cambia tutto da un momento all’altro scrive Matilde Pensabene, una delle prime vittime sintomatiche del virus. La cosa che manca di più a Marianna Minasi è il contatto umano. Gennaro Casella si augura che questa sofferenza abbia un senso: quello di migliorare il mondo e il modo in cui lo viviamo. Francesco del Prato promette che sarà sempre al fianco di chi arriva al Pascale con la speranza di guarire. Una speranza, scrive, che lui non disilluderà mai. Carmine La Manna si augura che quando tutto questo sarà finito l’istantanea più bella sarà quella dei volti di chi lavora in un ospedale come segno di forza che ci aiuta da sempre a sostenere i pazienti e non solo in questo momento.
Chiude il calendario la frase del direttore generale del Pascale, Attilio BianchiPiccole piante perforano la roccia a cercare la luce, perché nessuno gli ha mai detto che è impossibile.
Impossibile nel male, come è stato il Covid, ma anche nel bene come dimostrano i tanti risultati raggiunti proprio quest’anno dal Pascale.
Il ricavato di questo calendario, acquistabile on line, verrà devoluto alla ricerca oncologica.

CONDIVIDI