Lo sciopero generale proclamato dai sindacati di base per venerdì scorso ha riacceso il dibattito sugli stipendi dei medici. Fra gli argomenti che alimentano le proteste c’è anche l’applicazione dei Piani socio-sanitario regionali che comprendono la sanità diffusa sul territorio a partire dalle medicine di gruppo integrate. Queste ultime, infatti, permettono ai medici di famiglia di guadagnare mediamente 30mila euro di più l’anno. Una cifra che va a sommarsi a redditi che sulla carta sono circa il doppio di quelli dei colleghi che lavorano in ospedale.

Nel 2015 il Sindacato medici italiani (Smi) pubblicò un report che scatenò un pandemonio. In base ai calcoli dello Smi, contestato da altre sigle sindacali (Fimmg, Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, in testa), i medici di famiglia guadagnerebbero in media oltre 75 mila euro per lavorare – secondo contratto – 24 ore alla settimana, pari a 60,7 euro l’ora. Il problema nasceva dal confronto con i medici dirigenti ospedalieri, che con un impegno contrattuale di 38 ore lavorative la settimana guadagnano più o meno lo stesso. Il Sindacato medici italiani precisò poi che lo studio, i cui risultati talvolta paradossali sono dovuti all’applicazione dei parametri contenuti negli accordi nazionali, doveva essere interpretato alla luce delle situazioni concrete. L’impegno orario dei medici di famiglia, infatti, è in media di gran lunga superiore a quello relativo all’orario di apertura dello studio. Inoltre, secondo lo Smi, il costo medio dei medici di famiglia per residente è di 66 euro, di molto inferiore ai 192 euro per residente della dirigenza medica.

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