C’è Alice che dipinge l’abbraccio immaginario fra un malato di cancro e un nuovo sé, “uguale ma a tratti diverso”, perché il tumore lo ha cambiato per sempre senza però riuscire a ucciderlo. E c’è Sogol che per fotografare il rapporto con il male sceglie un abito da sposa, perché oggi anche il cancro può diventare “un compagno di vita”, capace di infonderti “il superpotere di vederla come altri non riescono”. Due immagini forti ispirate dall’immunoterapia, “rivoluzione” e “svolta storica” per chi la studia o la usa, “musa” per gli studenti dell’Istituto europeo di design (Ied) autori delle opere protagoniste della mostra itinerante ‘Immunoterapia oncologica: tra visione, realtà e prospettive future’ promossa da Roche in collaborazione con Walce Onlus, e che oggi fa tappa a Napoli presso l’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale” dove rimarrà allestita fino al 24 novembre.
Questa iniziativa si inserisce nelle numerose attività promosse a livello mondiale ogni anno a novembre in occasione del mese di sensibilizzazione mondiale del tumore al polmone: una patologia, che rappresenta ancora oggi la principale causa di morte per tumori e che solo in Campania fa registrare 112 casi ogni 100mila abitanti.
” L’arte in un luogo di sofferenza aiuta ad alzare lo sguardo verso il cielo. E alimenta la speranza. E la fiducia. – afferma Attilio Bianchi, direttore generale del Pascale – Mettere sempre il paziente al centro di ogni nostra azione vuol dire anche questo”.
Si inizia non a caso da Napoli e dal Pascale che ha attivamente partecipato in questi anni a numerosi studi con farmaci immunoterapici risultando il primo Centro in Europa per numero di pazienti trattati nello studio IMpower130 nei pazienti con neoplasia polmonare ad istologia non squamosa.
“L’immunoterapia – spiega Alessandro Morabito, direttore dell’Oncologia sperimentale toraco polmonare dell’Irccs partenopeo – ha rivoluzionato la terapia del tumore del polmone, dimostrando la sua efficacia prima nei pazienti con malattia avanzata già trattati con chemioterapia, poi in prima linea da sola o in combinazione con la chemioterapia ed, infine, nei pazienti con malattia cosiddetta localmente avanzata, dopo un trattamento chemio-radioterapico. In tutti questi casi, infatti, l’immunoterapia ha migliorato significativamente la sopravvivenza dei pazienti trattati.” La nuova sfida ora è però identificare quei pazienti che possano trarre il maggior beneficio dall’immunoterapia: a questa domanda potrebbe rispondere un altro studio clinico altamente innovativo appena concluso ed al quale il Pascale ha dato un contributo significativo”.
“L’immunoterapia ha cambiato la storia naturale di diversi tipi di tumore, tra cui il melanoma, il tumore del polmone, il carcinoma renale, il linfoma di Hodgkin, ed incoraggianti risultati sono stati riportati anche in altre neoplasie – ha affermato Gerardo Botti, direttore scientifico IRCCS Fondazione Pascale – Non tutti i pazienti rispondono tuttavia alla stessa maniera all’immunoterapia. Occorre quindi continuare ad indagare i meccanismi che sono alla base della differente tipologia di risposta agli attuali schemi immunoterapici, per rendere sempre più personalizzate ed efficaci le cure, calibrandole al singolo paziente”.

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