I fattori genetici possono giocare un ruolo nel favorire lo sviluppo di tumori nei pazienti con sclerosi sistemica progressiva, una rara malattia autoimmune sistemica. Ad identificarli è stato uno studio dei ricercatori dell’Università di Verona e dell’Università di Genova pubblicato sulla rivista ‘Frontiers in Immunology’. Il lavoro ha dimostrato che nella sclerodermia, alcune molecole regolatrici (microRna) del nostro genoma possono controllare lo sviluppo di tumori quali, ad esempio, le neoplasie mammarie, polmonari e ematologiche.
“Nella nostra ricerca abbiamo voluto indagare se particolari fattori genetici possano giocare un ruolo nel favorire lo sviluppo di tumori nei pazienti con sclerodermia – spiega Antonio Puccetti, uno degli autori dello studio, immunologo dell’università di Genova – Attraverso un’approfondita analisi genetica condotta su 540 mila geni umani abbiamo dimostrato che le varie categorie di geni legati allo sviluppo della sclerodermia (ad esempio, i geni che controllano le lesione vascolari, lo sviluppo della fibrosi cutanea e degli organi interni, la risposta autoimmunitaria e infiammatoria) comprendono anche geni che partecipano allo sviluppo di tumori o che sono coinvolti nei processi di carcinogenesi”.

Nella sclerodermia possono verificarsi tre condizioni – ricordano gli autori della ricerca – l’alterazione del sistema immunitario con presenza di anticorpi e cellule dirette contro i nostri tessuti (reazione autoimmune); la vasculopatia con proliferazione e morte delle cellule di rivestimento (endoteliali) dei vasi sanguigni, con la proliferazione delle cellule muscolari dei vasi che comportano una ridotta circolazione e ossigenazione a livello della cute e degli organi interni (rene, intestino, polmone etc) con conseguente; e infine, l’indurimento ed l’ispessimento della cute e degli organi interni. “Nella sclerodermia vi può essere un aumento della frequenza di alcuni tipi di neoplasie, in particolare neoplasie mammarie, polmonari e ematologiche. La ragione di questa associazione era ancora sconosciuta”, precisano i medici.

CONDIVIDI