“In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti piu’ o meno invalidanti, sono oggi circa 940 mila, ma il fenomeno e’ in costante crescita, a causa dell’invecchiamento della popolazione”. E’ quanto si legge nel ‘Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive’, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese. Il documento, realizzato grazie alle componenti dell’Osservatorio Ictus Italia, e’ stato presentato oggi alla Camera dei Deputati e precisa che “con oltre 100 mila nuovi casi l’anno, l’ictus cerebrale costa ogni anno 16 miliardi al Servizio Sanitario Nazionale e 5 miliardi alle famiglie (considerando anche la perdita di produttivita’). Eppure – sottolinea il rapporto – quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari si potrebbero evitare grazie a stili di vita piu’ salutari ed un maggiore controllo medico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare. L’80% del numero totale degli ictus e’ rappresentato da ictus ischemici con una mortalita’ a 30 giorni di circa il 20% e del 30% a un anno, mentre la mortalita’ a 30 giorni dopo un ictus emorragico raggiunge il 50%. Questi – si legge ancora nel documento – sono sicuramente numeri che preoccupano, e che rappresentano l’impatto sociale ed economico che l’ictus ha sulla nostra societa’ in termini di impegno del Servizio Sanitario Nazionale sia nella fase acuta che nella presa in carico della cronicita’. Non vi sono solo i ‘costi diretti’ della malattia, l’impegno economico che impoverisce le famiglie delle persone colpite da ictus e’ la spesa per la cosiddetta ‘assistenza informale’, che consuma risorse e tempo. In questo contesto – prosegue il dossier – e’ prioritario promuovere sani stili di vita, considerato che gli studi epidemiologici condotti in questi anni hanno dimostrato la reversibilita’ del rischio, ossia che, riducendo i fattori di rischio, e’ possibile ritardare o ridurre il numero di eventi che si verificano nella popolazione. Quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare globale; ad esempio e’ dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attivita’ fisica quotidiana (l’Oms raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia.

Un’analisi condotta dall’Istituto Superiore di Sanita’ negli anni passati, ha rivelato, infatti, che la prevalenza di condizioni di rischio e’ risultata maggiore nelle persone con scolarita’ piu’ bassa (elementari e medie) rispetto a coloro che avevano scolarita’ superiore (diploma o laurea). Un motivo in piu’, questo, per sottolineare quanto sia importante implementare una corretta informazione da parte degli addetti ai lavori. “Nel nostro Paese, solo un terzo delle persone e’ consapevole di essere colpito da ictus e la maggior parte non conosce i possibili segni o sintomi del danno cerebrale – spiega Nicoletta Reale, presidente dell’Osservatorio Ictus Italia – per questo risulta assolutamente necessario attuare percorsi di informazione, riconoscimento, tempestivita’ e cura dell’ictus cerebrale promossi e condivisi, ciascuno per le proprie competenze, da tutti gli stakeholders: societa’ scientifiche, organizzazioni ed enti d’ambito sanitario, associazione di pazienti e di cittadini, istituzioni”. Dal rapporto emerge una disparita’ regionale nell’adozione dei Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali (Pdta), ovvero di quegli interventi complessi mirati alla condivisione dei processi decisionali e dell’organizzazione dell’assistenza per un gruppo specifico di pazienti durante un periodo di tempo ben definito. In tal senso, l’Osservatorio Ictus Italia evidenzia, in linea con i dati del rapporto di Cittadinanzattiva 2017 su ‘Ictus, le cure in Italia’, come ancora non tutte le Regioni italiane abbiano prodotto un Pdta formale: il Friuli-Venezia Giulia risulta essere la realta’ che ha elaborato percorsi piu’ completi; seguono con modalita’ differenti, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Mentre indietro appaiono Sicilia, Sardegna e Molise. Questa disparita’ fra le Regioni del nord e del sud viene confermata nel Rapporto anche dai dati relativi all’adozione dei Pdta nella fase post-acuta dell’ictus, cioe’ dalla presenza o meno di percorsi per la presa in carico e la cura di pazienti cronici con disabilita’ (riabilitazione, lungodegenza e cure palliative). L’ictus cerebrale, ricorda infine il rapporto, “rappresenta la prima causa di invalidita’ nel mondo, la seconda di demenza e la terza di mortalita’ nei paesi occidentali”.
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