La possibilità di ricorrere ai militari impegnati nell’operazione ‘Strade sicure’ contro le aggressioni ai medici, potrebbe essere una soluzione tampone, “momentanea” contro “una situazione emergenziale: ci sono Pronto soccorso che settimanalmente registrano episodi di violenza e quindi, va dato un segnale. Non bisogna immaginare di tenere sempre questi presidi”. Lo ha spiegato la ministra della Salute Giulia Grillo uscendo, a Palazzo Madama, dall’audizione Commissioni congiunte Igiene e Sanità del Senato e Affari Sociali della Camera.

“Stiamo cercando di capire come aumentare i presidi di sicurezza. Da una parte ci sono le dotazioni di polizia, su cui ci vuole più tempo, perché sappiamo che esiste un deficit di organico, serve rimpolparlo e questo è già nel nostro programma. E dall’altra parte c’è la possibilità legata all’operazione ‘Strade sicure’. Ho interloquito con la ministra Elisabetta Trenta e il ministro Matteo Salvini – riferisce – stiamo cercando di capire se è realizzabile”. Sulla proposta “c’è sensibilità”, ha aggiunto Grillo.

Sul fenomeno delle aggressioni ai medici che “è un mio pallino”, ha detto in audizione la ministra “stiamo facendo, insieme alle Regioni, una ricognizione per capire quali sono le aree più a rischio. Alcune le conosciamo. Al Sud, tra Sicilia e Campania ci sono ospedali che registrano settimanalmente aggressioni agli operatori sanitari. Non solo negli ospedali ma anche altre strutture, perché in generale è un fenomeno diffuso. Cercheremo anche, come è noto, di intervenire con un disegno di legge sull’aspetto punitivo perché non è tollerabile che personale in servizio debba interrompere il suo lavoro perché aggredito e quindi non possa continuare a soccorrere i pazienti che hanno bisogno del loro aiuto in ospedale”.

Grillo ha precisato ai parlamentari di non amare “il concetto di militarizzare. Ma i sanitari hanno paura di andare a lavorare. Aggredire un sanitario significa impedire alla struttura di rispondere”.

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