“Il dato principale e’ che resta invariato il numero di consumatori a rischio, che sono circa 8 milioni e 600mila. Anche l’Istat ha presentato i nuovi dati che sono sostanzialmente stabili. È una stabilita’ che non fa piacere per chi fa prevenzione, perche’ attraverso tutti gli interventi che si portano avanti in Italia ci si aspetterebbe un calo dei consumatori a rischio. Cosi’ non e’, soprattutto tra i giovani, i minori, gli adolescenti, sui quali abbiamo verificato non soltanto il consumo a rischio in quanto tale, ma anche l’intossicazione alcolica, il binge drinking. Questo fenomeno, particolarmente impattante sui minori, ha anche un’articolazione nei termini di accesso ai Pronto Soccorso, che secondo l’ultima relazione del ministro al Parlamento e’ di 41mila persone, tra ci molti minorenni under 14, ma anche anziani”. Questo il commento sui dati del Rapporto Istisan ‘Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni’ 2018 del direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol (Ona) dell’Iss, Emanuele Scafato, a margine della 17esima edizione dell’Alcohol Prevention Day, che si e’ tenuto nei giorni scorsi nella sede dell’Istituto Superiore di Sanita’ a Roma. “Bisogna investire in prevenzione per non pagare le cure a carico di 71mila alcoldipendenti per i quali spendiamo 8 milioni di farmaci ogni anno, ma di cui non abbiamo valutazione di efficacia del trattamento- precisa Scafato- Stiamo cercando di riguardare alla sostenibilita’ dei servizi di alcologia che oggi soffrono di un’organizzazione frammentata sul territorio insita nella devoluzione. Molto spesso i servizi per gli alcoldipendenti sono coincidenti con quelli dei tossicodipendenti- aggiunge il direttore dell’Ona- e questo non favorisce l’avvicinamento di persone che vogliono accedere al servizio per una delle 41mila infrazioni al codice della strada per la guida in stato di ebbrezza, come oggi ha ricordato l’Istat”. L’Italia, rispetto al nord Europa, ha “un approccio piu’ moderato, che pero’ si sta perdendo nel tempo”. È il consumatore abituale, quello mediterraneo, che progressivamente viene sostituito “dal consumatore fuori pasto, dal consumatore occasionale e soprattutto da quello che eccede tutti i giorni”. Situazioni in cui, secondo Scafato, sono necessari “interventi e politiche di controllo”. “Sappiamo che e’ soprattutto la risposta di salute pubblica che manca- sottolinea il direttore dell’Ona- una buona politica sui prezzi che dovrebbe ridurre la disponibilita’ di bevande alcoliche. Attraverso la Joint Action Rahra Seas (Standardized European Alcohol Survey, ndr), sappiamo che gli italiani vogliono un piu’ elevato livello di politiche di controllo che cerchi di regolamentare meglio settori come la sponsorizzazione, il marketing aggressivo, le pubblicita’ che promuovono il prodotto ‘alcol’, in uno sbilanciamento rispetto alla promozione della salute. In prevenzione non spendiamo piu’ di un milione di euro all’anno, piu’ o meno la pubblicita’ sul prodotto supera abbondantemente i 400 milioni di euro l’anno”. È in questo rapporto sbilanciato che, secondo Scafato, “bisognera’ trovare la quadra, per cercare soprattutto di influenzare- conclude- una quantita’ sempre maggiore di consumatori ad investire su se stessi”.

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