Il Taser, la ‘pistola elettrica’ di cui potrebbero essere presto dotate le forze dell’ordine, e’ “uno strumento che richiede molta piu’ cautela di quanto la sua definizione di non letalita’ lasci presupporre”. A sottolinearlo, nella sua relazione annuale, e’ il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della liberta’ personale. Dopo aver ricordato che la sperimentazione e’ stata avviata dal Dipartimento della pubblica sicurezza nel marzo 2017 in un numero limitato di citta’, il Garante sottolinea che “il beneficio derivante da un minor utilizzo delle armi letali e’ controbilanciato da alcuni elementi negativi non trascurabili: i potenziali rischi di abuso; la sofferenza provocata dalla scarica elettrica alla quale e’ associato, oltre alla perdita di controllo del sistema muscolare, anche un dolore acuto; le ulteriori conseguenze di tipo fisico giacche’ la persona colpita dal Taser normalmente rovina a terra e quindi puo’ provocarsi lesioni alla testa o a altre parti del corpo. Nei casi piu’ gravi, infine, la morte per arresto cardiaco o conseguenze, per esempio, sulla salute del feto nel caso di donne incinte”. Il Taser puo’ essere usato dunque “solo in presenza di una minaccia reale e immediata che metta a rischio la vita o l’incolumita’ fisica delle persone” e mai “con l’unico scopo di assicurare l’esecuzione di un ordine”. In ogni caso, “solo quando metodi o misure meno coercitive quali la negoziazione, la persuasione o, in caso di distanza ravvicinata, tecniche di controllo manuale, abbiano fallito o siano impraticabili e solo se il mancato utilizzo della pistola elettrica potrebbe comportare un grande rischio di lesioni fisiche gravi o la morte”. Il Taser, inoltre, “non puo’ essere tassativamente autorizzato in quei contesti dove normalmente non e’ consentito l’impiego delle armi tradizionali quali, per esempio, all’interno di luoghi di privazione della liberta’ quali gli istituti di pena, i Centri di detenzione amministrativa per migranti, ne’ nel corso di operazioni di rimpatrio forzato, salvo che non intervengano circostanze di tipo eccezionale quali, per esempio, la tenuta di ostaggi”. “Se proprio si intende avviare una sperimentazione e se si prevede una sua estensione – conclude il Garante – allora e’ essenziale prevedere un’Autorita’ esterna che, a livello nazionale, monitori l’utilizzo delle pistole elettriche da parte degli operatori di polizia, anche sulla base di un principio di cautela per gli stessi operatori”.
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