Sit in di protesta, ieri, da parte dei rappresentanti dei movimenti Meridionalisti, per «difendere un ospedale di frontiera”. La notizia è riportata da Il Mattino. Sette reparti negli ultimi mesi sono stati trasferiti dal Loreto Mare, per favorire “una cattedrale nel deserto come l’Ospedale del Mare, che insiste sulle spese della comunità senza servire la popolazione in maniera adeguata». Ed è così che manifesti funebri sono stati imbracciati per “celebrare” i funerali della Sanità campana e la “morte” dell’ospedale in via Vespucci. Conservare presidi ospedalieri nel cuore della città, diversificati e con la garanzia delle principali assistenze sanitarie in ognuno di essi, è l’esigenza principale da far presente a istituzioni e governo centrale, secondo il Coordinamento dei Merdionalisti per la Sanità che ha riunito in un’unica rete i meridionalisti di Meridem, Unione Mediterranea, Insorgenza Civile, Nazione Napolitana Indipendente, Federazione Movimenti Base, Identità Meridionale, L’Altro Sud, Partito Separatistadelle due Sicilie e di alcuni comitati di zona che da ieri hanno avviato una mobilitazione permanente.

«La finalità principale è quella di ottenere innanzi tutto l’applicazione dell’Art.32 della Costituzione, che a Napoli sembra non esistere» ha spiegato Alessandro Citarella, rappresentante del coordinamento che, in ogni caso, ha aperto il sit-in a chiunque volesse difendere la Sanità indipendentemente da colore e schieramento politico. Anche Federconsumatori, infatti, ha aderito all’obiettivo della protesta manifestando la volontà di «difendere il servizio pubblico perché eliminare i presidi territoriali a Napoli significa dare un brutto colpo soprattutto agli anziani che popolano sempre di più i quartieri del centro storico e non hanno possibilità di spostarsi» ha dichiarato Rosario Stornaiuolo, presidente di Federconsumatori Campania che ieri ha partecipato al sit-in insieme al team di avvocati che si occupa di diritto alla salute. «Per la gente di questa zona il Loreto Mare era un ospedale salvavita – ha aggiunto Nicola Di Frenna, del Comitato di quartiere – ora siamo stati privati dell’assistenza che per anni ha garantito un presidio sanitario di eccellenza e ci auguriamo che il governo centrale si possa rendere conto del grave depauperamento della sanità pubblica». A conti fatti il cambiamento avvenuto nel Loreto Mare, si incentra su trasferimenti che sono stati dislocati in altri presidi secondo il piano sanitario messo in campo dalla Regione Campania.

«In pochi mesi siamo stati privati dei reparti di Neurochirurgia, Neuroradiologia, Neurologia, Utic, Emodinamica e Cardiologia – ha spiegato Carlo Landolfi infermiere per oltre 35 anni al Loreto, ora in pensione – la condizione più a rischio è il fatto che la consulenza cardiologica non è sempre garantita, se non dalle 8 alle 14 e che qualsiasi tipo di patologia anche una donna gravida, può aver bisogno di accertamenti cardiologici e i tempi di un trasferimento in ambulanza per una consulenza o peggio un urgenza, possono certamente compromettere l’assistenza al paziente».

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