Fin da giovane fumava fino a due pacchetti di sigarette al giorno, un vizio che ha provocato il tumore alla laringe che lo ha portato alla morte. Una “condotta negligente” che giustifica, secondo la Cassazione, la negazione di qualunque tipo di risarcimento a favore dei suoi eredi da parte della British American Tobacco (Bat). Al centro del nuovo caso sottoposto all’esame della Suprema Corte, la storia di un uomo deceduto nel 1999, la cui moglie si era rivolta ai giudici di Catanzaro per ottenere un risarcimento. Un’istanza, questa, che e’ stata respinta in tutti i gradi di giudizio: la Corte d’appello calabrese, nel 2016, sottolineo’ che “la condotta del fumatore, gravemente negligente per essersi esposto volontariamente ai rischi dell’abuso di nicotina, costituiva un fattore di interruzione del nesso causale tra il comportamento del produttore delle sigarette del danno da fumo”, e che, in ogni caso, non era “ravvisabile” alcuna “condotta colposa” in capo alla societa’. La signora, dunque, si era rivolta alla Cassazione, sostenendo nel suo ricorso che “la libera determinazione dei consumatori delle sigarette e’ ‘influenzata e compressa’ dalla dipendenza psicofisica provocata dalla nicotina”, che in presenza di una dipendenza da fumo “non si puo’ parlare pertanto di libera scelta” e che la condotta della vittima “poteva al massimo assurgere al rango di concausa, ma non di causa esclusiva della malattia e della morte”. Inoltre, veniva ancora sottolineato nel ricorso, “se il consumatore di sigarette ha il dovere di astenersi, in ossequio al principio di autoresponsabilita’, da un uso del tabacco smodato e nocivo per la propria salute, anche il produttore di sigarette ha il dovere di informare il consumatore sui rischi derivanti dall’abuso di fumo”. I giudici di piazza Cavour hanno rigettato il ricorso: resta esclusa la responsabilita’ del produttore di sigarette “sia per difetto del nesso di causa, sia per difetto di prova della colpa”, come accertato dalla Corte d’appello di Catanzaro. 
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