Nel 2013 aveva lasciato la Sardegna per trasferirsi in Francia con l’uomo che sembrava essere l’amore della sua vita: entrambi avevano studiato alla facolta’ di Medicina e Chirurgia di Sassari, dove lei si e’ poi laureata in professioni sanitarie. Gesuinella Sanna, 28 anni di Ossi (Sassari) e Benoit Pratola, francese di Nimes, di 34, avevano trovato lavoro nel 77esimo dipartimento parigino, lei come infermiera, lui come fisioterapista. Poi la gravidanza e i primi maltrattamenti dell’uomo, che non si fermano nemmeno con la nascita del primo e unico figlio nel 2016. La separazione arriva all’inizio del 2017. Dolorosa. Tanto che la giovane mamma non e’ piu’ libera di tornare con il piccolo in Sardegna, dove lei vorrebbe vivere “senza piu’ violenze”. “Aiutatemi a rientrare nella mia terra con mio figlio, non lasciate che sia io la prossima vittima di femminicidio, questa volta in terra straniera, la Francia”, ha detto all’ANSA la donna lanciando un appello accorato alle istituzioni e a quanti le possono dare una mano. Lo ha fatto dopo essere tornata in Sardegna da Nimes, il paesino del sud della Francia dove ha vissuto fino a un mese fa, prima di rientrare nell’Isola col suo bambino di due anni per assistere il padre gravemente malato. Prima di partire ha avvisato l’ex compagno con una lettera raccomandata, che lui pero’ non ha mai ritirato. Da qui la denuncia penale alla mamma da parte dell’uomo per sottrazione di minore e una contestuale richiesta di decadenza della responsabilita’ genitoriale con affido esclusivo del figlio a lui. Per questa istanza e’ gia’ stata fissata un’udienza il 25 giugno davanti al giudice francese. “Ho paura che mi venga tolto il mio bambino”, racconta Gesuinella Sanna, che una volta in Sardegna si e’ rivolta alla rete dei centri antiviolenza Dire attraverso il centro Onda Rosa di Nuoro, coordinato da Luisanna Porcu. “Lo Stato francese finora ha tutelato il mio ex compagno e il bambino in quanto cittadini francesi – spiega la giovane mamma – io dovrei rimanere in Francia per consentire al bimbo di vivere con entrambi i genitori. Ma ho il terrore di nuove violenze. A Nimes ho chiesto aiuto a tutti i servizi istituzionali dai quali pero’ non ho mai avuto sostegno. Ho presentato denunce alla Polizia varie volte per maltrattamenti, ma le hanno sempre derubricate a verbali di informazioni giudiziarie. Solo una volta, quando il mio ex ha colpito fisicamente mia madre, che era venuta per darmi una mano, e’ stato allontanato da casa per una notte”. Per Gesuinella i primi due anni in Francia sono stati felici. Poi la gravidanza e la decisione di andare a vivere a Nimes vicino alla madre di lui. “Da li’ in poi e’ stato l’inferno – confessa – il mio ex mi lasciva tutto il giorno sola, mi denigrava e mi faceva terra bruciata intorno. E dalla separazione, avvenuta un anno fa, quando sono andata a vivere in una casa popolare, e’ iniziato lo stalking. Minacciava di portarmi via il bambino, mi apostrofava chiamandomi ‘poveraccia’. Me lo trovavo ovunque anche sotto casa e io ho sempre piu’ paura, per questo non voglio tornare in Francia”. “Chiedo allo Stato italiano di aiutarmi per far valere i miei diritti di madre, di lavoratrice e di donna che ha subito violenza in Francia. Il mio obiettivo – chiarisce – non e’ quello di sottrarre il bambino al padre, ma di poter essere libera di tornare a vivere nella mai terra, vicino ai miei affetti, senza essere privata di mio figlio e libera dalle violenze”.
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