Sfiorano i centomila gli ‘infermieri fantasma’ presenti tra gli oltre dodicimila infermieri a tempo determinato e almeno 4-5000 con contratti interinali. “Le loro competenze e specializzazioni non sono riconosciute in tutte le Regioni e, anzi, spesso si arriva a un demansionamento per far fronte a carenze di personale anche non laureato che la stessa giurisprudenza condanna. C’è una totale discrezionalità nei percorsi in cui vengono inseriti i professionisti e non c’è nessuna possibilità di investire e valorizzare gli stessi professionisti in un corto circuito che penalizza l’assistenza infermieristica e i cittadini che ne debbono usufruire”. Un fenomeno descritto dalla Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (Fnopi) in una lettera inviata alla ministra della Salute Giulia Grillo.

Obiettivo: “evitare questo fenomeno e riorganizzare un’assistenza che premi aziende e professionisti, ma soprattutto rispetti e soddisfi i bisogni di salute dei pazienti”. Ma anche sollecitare quel tavolo permanente di lavoro che la stessa ministra aveva prospettato per la professione infermieristica per sciogliere i nodi che attualmente legano l’assistenza e per trovare soluzioni efficaci e condivise anche con le altre categorie professionali”. La condizione di ‘fantasma’, ricorda la Fnopi, “qualunque sia la ragione, genera insoddisfazione e stress, fino anche al burn out: studi internazionali hanno dimostrato che circa 98 mila pazienti muoiono ogni anno in ospedale nel mondo a causa di errori prevenibili. La maggior parte di questi errori sono conseguenza di processi o condizioni difettose del sistema e tra queste rientra l’eccessivo – e male organizzato – carico di lavoro degli operatori”.

Le soluzioni? “La reale stabilizzazione dei precari, ma anche degli interinali che costano al Servizio sanitario almeno il 18% in più dei dipendenti perché ai costi del personale si devono aggiungere i guadagni delle agenzie di somministrazione e sono utilizzati perché il loro peso economico non grava sulla spesa per il personale, ma su quella per beni e servizi. Un escamotage che consente di non superare a priori quell’odioso limite per il personale fissato da più manovre di bilancio della spesa 2004 meno lo 0,4%”, suggerisce Fnopi.

Quindi , serve “il pieno riconoscimento delle specializzazioni infermieristiche e, per queste, l’infungibilità in sintonia con quella naturale dei medici specialisti, perché la loro assistenza possa essere mirata, appropriata e dedicata ai bisogni di specifici pazienti, non solo migliorando i servizi, ma anche riducendo i rischi e aumentando la qualità del servizio”.

Infine il demansionamento: “la giurisprudenza punisce le aziende che lo applicano metodicamente ma al di là delle necessità contingenti e sempre e solo a favore del paziente è una forma di utilizzo improprio dei professionisti infermieri che andrebbe bloccato alla radice con una corretta revisione degli organici che consenta di mettere ogni operatore al suo posto e con sbarramenti nell’organizzazione gestionale delle aziende e dei servizi”, conclude la Fnopi.

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