“Ricordiamo a tutti i medici che l’unica bussola nel loro operato deve essere il Codice deontologico. Codice che, in vista degli Stati generali del 2019, stiamo riformando per renderlo più stringente e più aderente alla realtà della professione e al contesto scientifico e sociale in cui opera”. Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, riferendosi ad alcune recenti sentenze, tra le quali quella della Cassazione (di alcuni mesi fa ma ancora dibattuta) che, per ragioni prettamente giuridiche, ha portato all’assoluzione di medici che avevano curato il cancro solo con la terapia ayurvedica.

“Al di là delle interpretazioni giuridiche che hanno portato a recenti sentenze, nel merito delle quali non spetta a noi entrare, il medico per la cura delle patologie – continua Anelli – deve far riferimento solo alle evidenze scientifiche; se questo non dovesse accadere, i medici dovranno rispondere del loro operato davanti alle commissioni di disciplina dei rispettivi Ordini”.

“Pratiche non convenzionali e rimedi che non abbiano evidenza scientifica – prosegue Anelli – possono essere utilizzati dai medici solo ai sensi dell’art 15 del codice deontologico, vale a dire senza compromettere le cure necessarie al trattamento della patologia secondo quelle che sono le evidenze scientifiche”.

“In ogni caso il medico – precisa il presidente della Fnomceo – deve raccogliere il consenso informato sul corretto utilizzo delle terapie non convenzionali, evidenziando che non possono essere utilizzate come cura, in quanto scientificamente non è provata la loro efficacia, né possiedono indicazione per la cura delle patologie”.

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