L’escalation di episodi di aggressioni e violenze in sanità (nell’ultimo weekend ne sono state contate tre di cui due in provincia di Salerno: aggressione a Nocera Inferiore del primario di Pronto Soccorso ed un infermiere morsicato da un utente in Ospedale ad Eboli; aggressione di un informatore medico-scientifico in uno studio medico a Bari) imporrebbe l’istituzione di una cabina di regia per la prevenzione e gestione di questi gravi episodi. Si tratta di eventi fino ad alcuni anni fa sconosciuti nel mondo della sanità pubblica, la cui gestione è alquanto complessa e per questo di difficile approccio, nonostante esistano leggi e regolamenti che prevedono precise misure di valutazione e protezione per mitigare o addirittura superare questo vero e proprio rischio da lavoro e sul lavoro. Con le recenti aggressioni sono state coinvolte, infatti, diverse tipologie di lavoro: pronto soccorso, corsia ospedaliera, ambulatorio di medico di famiglia. Occorre ricordare poi i presidi di guardia medica e gli ambulatori ospedalieri per chiudere il quadro. L’invocato nucleo di coordinamento servirebbe ai vari soggetti chiamati in campo (direttori generali di ASL e AO, rappresentanti sindacali, Forze dell’Ordine, istituzioni statali, regionali e locali, associazioni di volontariato, figure professionali competenti per la gestione della sicurezza e salute sul lavoro) a studiare rapidamente le soluzioni più adeguate formulando linee guida comprensibili e facilmente applicabili. Perfino il Consiglio d’ Europa, attraverso la propria struttura CEMEC (Centro Europeo della Medicina delle Catastrofi) con sede nella Repubblica di San Marino, ha avviato iniziative formative e conoscitive per elaborare un documento da tener presente per la gestione e prevenzione del rischio aggressioni e violenze in Sanità, ritenendo lo stesso “rischio maggiore”. Di iniziative in tale ambito fino ad oggi ce ne sono state numerose ma la Fnomceo è stata la più attiva e presente “sul pezzo”: ha richiamato da aprile 2017 ad oggi più di 80 volte l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul problema, ha inviato a tutti i medici un questionario sulla percezione del problema, ha istituito un gruppo di lavoro dedicato ed un tavolo tecnico dei sindacati, ha avviato la procedura per una specifica formazione FAD. A conferma di tutto ciò è il caso di riportare il seguente stralcio della relazione che il presidente Filippo Anelli ha tenuto nel corso dell’ultimo Consiglio Nazionale, ne riportiamo alcuni passaggi: “La Fnomceo si sta impegnando in prima linea in quella che, al di là delle cause organizzative e strutturali contingenti, è una battaglia culturale. Dobbiamo pretendere che vengano messe in sicurezza tutte le sedi di continuità assistenziale, a tutela dei medici e degli stessi cittadini. Dobbiamo esigere che vengano rispettate le normative sulla sicurezza. Ma quei medici che vengono lasciati soli in sedi fatiscenti sono il simbolo di una condizione generale che accomuna tutta la nostra categoria. Quei medici della notte siamo noi. E finché continueremo ad essere sviliti, colpiti nella nostra dignità, vessati da carichi burocratici che ci impediscono di fare il nostro lavoro, costretti a svolgerlo in strutture spesso indecorose, mal organizzate e con croniche carenze di personale. Ecco, finché continuerà questa situazione continueremo ad essere soli, ad essere esposti alle aggressioni. Sul fronte delle aggressioni, come FNOMCeO abbiamo chiesto al Ministro di chiudere le sedi non adeguate e abbiamo istituito un Tavolo permanente con i sindacati, per condividere proposte operative concrete da portare all’attenzione della politica. Tra le idee avanzate, la revisione delle raccomandazioni ministeriali sulla sicurezza degli operatori sanitari, che risalgono ormai al 2007 e che non sono mai state pienamente applicate, l’emanazione di disposizioni sulle buone pratiche per i Direttori Generali delle aziende e degli enti del servizio Sanitario Nazionale, l’istituzione di una Commissione parlamentare sulla violenza contro gli operatori sanitari, da cui scaturisca una proposta di Legge per equiparare il reato, in tutti i casi, a quello di violenza a pubblico ufficiale, rendendolo sempre perseguibile d’ufficio e non su querela di parte. Infine, una comunicazione efficace verso la popolazione, tramite spot della Pubblicità Progresso, per far comprendere che ‘chi aggredisce un medico aggredisce se stesso’. Sono inoltre particolarmente soddisfatto del fatto che l’appello lanciato dalla Fnomceo sia stato accolto anche a livello locale e siano molti gli Ordini che si sono attivati con iniziative di vario genere per contrastare il fenomeno della violenza o per sensibilizzare l’opinione pubblica.” Il presidente Anelli ha poi annunciato l’inserimento della questione aggressione e violenze in sanità, nella macro area n. 5, “Il medico e il lavoro” delle sei che saranno al centro dei lavori degli Stati Generali della Professione Medica previsti per il 2019 Domenico Della Porta Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionali e Ambientali Università degli studi di Salerno.

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