Il rischio di una drastica diminuzione dei medici specialisti, con 35mila camici bianchi – tra ospedalieri, universitari e ambulatoriali convenzionati- che andranno in pensione nei prossimi anni senza essere rimpiazzati, preoccupa la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Che punta a una revisione del sistema. “Proprio pochi giorni fa, il 9 marzo”, ha spiegato il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, “si è proposto al ministero della Salute di affiancare al tavolo sulla medicina generale, appena riattivato, un tavolo sulle Scuole di specializzazione: obiettivo immediato, favorire il riutilizzo delle borse non assegnate”.

Prossimi passi, continua Anelli, “revisionare l’intero sistema, implementando le procedure concorsuali per i medici dipendenti e incrementando i contratti di formazione specialistica di quanto necessario per coprire il fabbisogno derivante dal pensionamento nel prossimo decennio degli specialisti operanti nel servizio sanitario nazionale”.

Saranno infatti decine e decine di migliaia, secondo le proiezioni, ricorda ancora Anelli, i medici che resteranno intrappolati nel cosiddetto imbuto formativo nel decennio 2017/2026: laureati che non riusciranno a iscriversi né alle Scuole di specializzazione né al Corso di formazione specifica in medicina generale, rimanendo così, di fatto, ‘formati a metà’, “senza poter accedere alla professione, e costretti a emigrare o a accettare condizioni di sottoimpiego. A fronte di questo, ci sarà l’ondata di pensionamenti”, conclude il presidente dei medici.

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