“Due aggressioni a medici di guardia medica in una sola settimana: al peggio non sembra esistere un limite. Si tratta di episodi gravissimi, come altrettanto grave è l’immobilismo dei direttori generali delle Asl che in questi mesi, nonostante le ripetute violenze e le segnalazioni ricevute, non hanno fatto nulla per la messa in sicurezza degli operatori. Probabilmente ritengono che non sia un’emergenza su cui valga la pena intervenire”. Lo afferma Tommasa Maio, segretaria nazionale del Settore continuità assistenziale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di famiglia), tornando sulle aggressioni subite nei giorni scorsi da un medico di continuità assistenziale a Novara e da una collega in provincia di Lecce.

“Il silenzio delle Asl è vergognoso – aggiunge Maio – La Fimmg ha effettuato indagini, raccolto denunce, fornito puntuali informazioni sulle situazioni che vanno immediatamente affrontate ma ci troviamo di fronte a un muro di gomma. Non è stato fatto nulla neppure nei luoghi in cui si sono verificate le aggressioni. Quante volte in Puglia un medico è stato aggredito o minacciato? Quanti direttori generali hanno preso seri provvedimenti che vadano ben oltre uno sterile comunicato? A settembre abbiamo inviato una lettera ai direttori generali di tutte le Asl italiane richiedendo copia del parere del Comitato Provinciale per la Sicurezza Pubblica per ciascuna delle sedi del servizio di continuità assistenziale, ma ad oggi oltre il 90% non ha risposto. Non intendiamo rimanere in silenzio davanti a una situazione del genere né voltare le spalle ai colleghi che si espongono a enormi pericoli per svolgere la professione e per questo agiremo in tutte le sedi istituzionali non lasciando nulla d’intentato perché non intendiamo tollerare più alcuna irresponsabilità da parte di chi ha il dovere di garantire sicurezza”.

Fimmg Ca Piemonte e Fimmg Ca Lecce hanno già richiesto alle Asl in cui si sono verificati gli episodi informazioni sul rispetto dei requisiti di sicurezza previsti dalle norme vigenti e sulle iniziative intraprese per affrontare il problema. “Ogni aggressione rappresenta un evento sentinella e come tale va affrontata anche nell’ambito delle logiche di Risk Management che ogni azienda deve mettere in atto: gli strumenti esistono e vanno forniti ai medici”, precisa la segretaria nazionale del Settore continuità assistenziale della Fimmg.

“Stiamo inoltre lavorando – continua Maio – per affrontare il problema alla radice, in sede di contrattazione nazionale dove, fortunatamente, abbiamo trovato attenzione vedendo accolta la nostra proposta che prevede, già nel preaccordo in via di definizione, atti sostanziali che rappresenteranno l’inizio di un nuovo percorso. La logica dell’approccio basato sull’occasionalità di contatto e l’assenza di dati informativi devono scomparire. La tutela dell’incolumità degli operatori deve fondarsi sulla definizione di nuove modalità operative che, con il supporto di tutti gli strumenti che la tecnologia mette a nostra disposizione, partano dalla piena conoscenza del paziente che si ha di fronte, dalla condivisone di dati, da una rete della medicina generale che permetta ai medici di non andare allo sbaraglio. Non vorremmo – conclude – che come negli Stati Uniti si armano gli insegnanti nelle scuole, si pensi di armare i medici di continuità assistenziale trasformando un professionista dedito alla cura degli altri in un individuo costretto a concentrarsi solo sulla propria difesa”.

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