“Siamo lieti che si stia chiudendo un percorso centrale per l’assistenza e per il diritto alla salute dei cittadini. Per una medicina di famiglia che veda valorizzato il proprio ruolo e che, del resto, si sente da tempo pronta a fare la propria parte al servizio del territorio. Tutto questo, senza mai perdere di vista i criteri dell’appropriatezza. L’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale e’ certamente un punto d’arrivo, ma allo stesso tempo anche un punto di partenza per ragionare in maniera costruttiva su temi non meno importanti per il futuro della Sanita’ pubblica e dell’SSN”. Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg, saluta cosi’ l’approdo in Conferenza Stato Regini dell’Accodo Collettivo Nazionale. Una ratifica, quella di domani, che di fatto agevolera’ sin da subito l’ingresso dei giovani medici e che offre l’attesa risposta alle aspettative “passate” di professionisti che erano fermi economicamente da 8 anni, ovvero gli arretrati economici per tutti i settori: medici di famiglia, di continuita’ assistenziale, di emergenza sanitaria territoriale e dei servizi territoriali. “Sul tavolo – sottolinea Scotti – resta la discussione in essere per il 2018, per offrire le giuste risposte su molti temi che, ci sembra di poter dire, sembrano cari al ministro e sui quali siamo ben felici di fare la nostra parte”. Il segretario nazionale Fimmg si riferisce, tra l’altro, alla questione “liste d’attesa”, piu’ volte sollevata dal ministro Grillo, che speriamo di incontrare presto, e ribadisce la centralita’ che in quest’ottica puo’ assumere “una medicina generale “rivalutata”, con un maggiore ruolo professionale in ambito prescrittivo con particolare riferimento ai farmaci “innovativi” per le cronicita’, ruolo associato a forti modelli di responsabilita’ grazie a meccanismi di “accontaubility” necessari alla sostenibilita’ del servizio sanitario pubblico”. Si riparte dunque dal nuovo Contratto, che deve “valorizzare la salute dei cittadini attraverso la valorizzazione del ruolo del medico di medicina generale. In questo contesto – sottolinea Scotti – si innesta un aumento della intensita’ assistenziale con un approccio che metta insieme la presa in carico tipica degli assistiti con un maggiore sviluppo tecnologico che, per esempio, possa arricchire l’approfondimento diagnostico nel setting delle cure primarie con visite ecoguidate”. Investimenti che consentirebbero, tra l’altro, diagnosi ancor piu’ accurate con un importante risparmio a tutto beneficio delle casse pubbliche. “Abbiamo davanti una grande opportunita’ di cambiamento – prosegue -, talmente grande che non puo’ non coinvolgere anche l’impegno del ministro del Lavoro e del Mef per le dovute valutazioni. Il giusto profilo d’azione non potra’ prescindere infatti da un impegno nella finanziaria. Su questa strada la medicina genarale potra’ qualificarsi come una “piccola impresa sanitaria” al servizio dell’intero sistema salute e non solo”. Unica nota di preoccupazione la “distrazione” di questi ultimi giorni rispetto al tema delle borse destinate agli aspiranti medici di medicina generale. “Dopo un primo momento – conclude Scotti – nel quale si era responsabilmente sostenuta l’esigenza di un raddoppio delle borse, ora si sente discutere solo di area specialistica. Non vorrei che alla macchina del cambiamento venga a mancare un domani la benzina delle risorse umane. Nessun sistema puo’ essere vincente se non si investe oggi sui medici di medicina generale che dovranno arrivare domani”.

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