Ridurre le asportazioni chirurgiche dell’utero inutili, con beneficio per le pazienti e per i costi sanitari. Questo uno dei capisaldi per affrontare quella che ormai e’ “una malattia sociale”: i fibromi o fibromiomi uterini, problema che riguarda piu’ di 3 milioni di donne in Italia, di cui una su quattro colpita in eta’ fertile. A presentare il modello virtuoso da applicare nella Regione Lazio, e’ stata la tavola rotonda organizzata a Roma da Arbor Vitae, Centro di Endoscopia Ginecologica, con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio. Troppo spesso infatti i fibromiomi uterini vengono curati con isterectomie: secondo il Piano Nazionale Esiti 2016 (PNE), delle 70.000 procedure di isterectomia effettuate in Italia ogni anno, ben il 75% sono state fatte per malattie benigne, come sono, appunto i fibro-miomi. Per Ivan Mazzon, presidente di Arbor Vitae, “e’ importante fermare il dilagare di isterectomie improprie e interventi chirurgici inutili”, cosa che permetterebbe un risparmio per il sistema sanitario nazionale di 194 milioni di euro all’anno. Cosi’ come e’ importante che “la Regione dia il via ad un tavolo tecnico che individui centri di eccellenza”, e faccia si’ che le aziende sanitarie del Lazio adottino le Linee Guida sulla diagnosi e trattamento delle Fibromiomatosi, di recente messe a punto dalle societa’ scientifiche. Il documento, ha spiegato Enrico Vizza, segretario regionale Aogoi, fornisce raccomandazioni “su come inquadrare le diverse situazioni cliniche lasciando spazio alla valutazione del caso specifico da parte del medico”. “Continueremo ad essere al fianco della donna – ha dichiarato Rodolfo Lena, presidente della Commissione Politiche Sociali e Salute del Consiglio Regionale – realizzando un progetto pilota che preveda la presa in carico del paziente nell’individuazione del percorso diagnostico e clinico piu’ efficace”.
CONDIVIDI