L’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) non dovrebbe essere coinvolta nell’iniziativa EAT-Lancet, la startup no-profit che propone un cambiamento profondo nel regime alimentare della popolazione mondiale. E’ questa, in estrema sintesi, la posizione della Rappresentanza Italiana della Farnesina presso gli Organismi internazionali a Ginevra, espressa in una nota, a seguito della diffusione di un SaveDate che invita il prossimo 28 marzo presso il Palazzo delle Nazioni di Ginevra a una presentazione del rapporto della “EAT-Lancet Commission” su “Healthy Diets from Sustainable Food Systems”, sponsorizzato dall’Oms. Il rapporto EAT-Lancet auspica la transizione verso un nuovo sistema globalizzato di produzione e consumo del cibo, auspicando un controllo centralizzato delle nostre scelte alimentari. Nel reintrodurre e rafforzare la distinzione controversa tra cibi “salubri e dannosi”, la Commissione EAT-Lancet descrive gli elementi caratterizzanti di una “dieta sana universale di riferimento”, basata su un incremento a livello mondiale della produzione e del consumo dei cibi ritenuti “salubri” (frutta, verdura, cereali integrali, legumi e frutta secca) ed una drastica riduzione, o totale eliminazione, del consumo dei cibi ritenuti dannosi (in particolare di carne rossa, di cui viene consigliato un consumo medio giornaliero di appena 14 grammi, ma anche di carne bianca, di zuccheri e cereali raffinati). Tuttavia, questa proposta di “dieta salutare globale di riferimento” e’ stata oggetto di numero critiche. “Diversi nutrizionisti – si legge nella nota della Farnesina – hanno sottolineato come la ‘dieta di riferimento’ tratteggiata dalla Commissione risulterebbe essere fortemente deficitaria di ferro, vitamina B12, retinolo, vitamina D3, vitamina K2 e sodio. Una dieta standard per l’intero pianeta, senza tenere in considerazione l’eta’, il sesso, il metabolismo, lo stato generale di salute e le abitudini alimentari di ciascun individuo, non trova alcuna giustificazione scientifica. Inoltre, implicherebbe la distruzione di diete salutari e tradizionali millenarie, che sono parte del patrimonio culturale e dell’impianto sociale di molti Paesi”. 
La Farnesina insiste sulla sicurezza di questo regime alimentare che, secondo i suoi ideatori, andrebbe promosso incentivando gli acquisti di prodotti ritenuti salutari e disicentivando quelli considerati poco sani. “E’ difficile valutare le conseguenze sulla salute pubblica ma e’ stato gia’ sottolineato da molti come il regime alimentare suggerito dalla Commissione sarebbe fortemente deficitario dal punto di vista nutrizionale e, pertanto, potenzialmente dannoso, nel lungo periodo, per la salute umana”, si legge nella nota. Si temono anche conseguenze economiche pesanti. “La ‘rivoluzione’ del sistema alimentare auspicata dalla Commissione EAT-Lancet condurrebbe ad una fase di depressione economica, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo”, dice la rappresentanza italiana della Farnesina. “La totale o quasi totale eliminazione degli alimenti di origine animale (in particolare carne e prodotti dell’industria casearia) significherebbe la fine dell’allevamento bovino – continua – e di diverse altre attivita’ correlate alla produzione di carne. Inoltre, tutte le imprese che producono alimenti o bevande che gli autori del rapporto classificano impropriamente come ‘insalubri’ sarebbero costretti a ritirare tali prodotti dal mercato e a diversificare il loro business. Tali sconvolgimenti interesserebbero tutti i produttori di carne, latte, formaggi, dolci e diversi altri alimenti, con conseguenze drammatiche per l’economia di molti Paesi, ivi inclusa la perdita di milioni di posti di lavoro e la morte di migliaia di piccole e medie imprese, anche nei Paesi in via di sviluppo”. Infine, vengono sottolineate le critiche mosse sull’indipendenza degli esperi che fanno parte della commissione che ha redatto il rapporto. 
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