In Italia il farmaco per la sclerosi multipla di cui e’ stato disposto il ritiro, Zynbrita, “non ha avuto una grande diffusione. E’ considerato un farmaco di terza linea, cioe’ viene usato dopo il fallimento di altri trattamenti”. A precisarlo e’ Giancarlo Comi, direttore della divisione di Neurologia dell’ospedale San Raffaele di Milano. “E questo anche perche’, fin dall’inizio, le agenzie regolatorie avevano individuato per questo farmaco dei fattori di rischio, che ne hanno limitato l’uso, nonostante la buona efficacia terapeutica”, continua. Dopo una revisione per verificare gli effetti della terapia sul fegato, nel 2017 (cioe’ un anno dopo il suo arrivo sul mercato) il suo uso era stato limitato alle persone che avessero provato almeno altri due trattamenti modificanti la malattia, o che non potessero assumere altri trattamenti. “Oltre ai problemi al fegato sono emerse ora reazioni infiammatorie al sistema nervoso, che hanno portato a questi ultimi provvedimenti – prosegue -. I rischi e i benefici di un farmaco emergono attraverso la sua osservazione protratta nel tempo, non solo con le sperimentazioni cliniche, soprattutto per i farmaci innovativi”. In Italia attualmente sono circa 100.000 i malati di sclerosi multipla. “Una malattia in espansione, soprattutto fra le donne – conclude Comi – che ne fa un problema di sanita’ pubblica. Lo sviluppo delle nuove terapie tuttavia, se la diagnosi della malattia viene fatta precocemente, ci permette oggi di essere ottimisti sulla sua gestione”.

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