Mario Caiazzo

Secondo le testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia che hanno svelato i particolari relativi ai clan di cui facevano parte prima del pentimento, all’interno delle organizzazioni malavitose, c’era quasi sempre un elemento (o addirittura più di uno) che avesse rapporti con ‘certi medici’. I camici bianchi che sceglievano di mettersi al servizio della cosca, in cambio di soldi, avevano il compito, all’occorrenza di falsificare alcune perizie per far sì che i camorristi eludessero il carcere. La più gettonata è naturalmente la perizia psichiatrica. Il primo pentito a raccontare di psichiatri a disposizione, è stato Gaetano Guida, un ex boss di Secondigliano: “Nel caso in cui la perizia veniva disposta dal magistrato, il mio medico, che mi faceva fare lo psicopatico, si informava di chi fosse il perito e lo convinceva a confermare la sua falsa diagnosi”.

La Procura di Napoli

E per queste perizie, il medico, secondo quanto dichiara Guida, riceveva molti soldi in cambio, “dai 10 ai 15 milioni”. I fatti di cui riferisce Guida sono degli anni ’80. Più di trent’anni dopo, le abitudini e le dinamiche sembrano non essere cambiate. Circa un anno fa, dalle dichiarazioni di atri due collaboratori di giustizia, Michele e Paolo Caiazza – prima del pentimento ritenuti vicini agli Amato-Pagano – emerse che uno dei loro ex sodali, Ciro Mauriello, si affidasse ai consigli di medici o infermieri compiacenti per simulare patologie. Paolo Caiazza dichiara che Mauriello riusciva “a far salire la pressione secondo necessità: stringe il sedere e trattiene il respiro”. Paolo Caiazza aggiunge pure, narrando un episodio del quale era stato testimone: “Dopo questa operazione – racconta – (Mauriello, ndr) misurò la pressione e questa risultava alterata”.