Screening genetici, più esami clinici e criteri più stringenti per la selezione di chi può donare gameti per la fecondazione eterologa. E’ quanto prevede lo schema di Dpr che, a quanto si apprende, ha avuto il via libera dal Consiglio dei Ministri. La nuova disciplina recepisce nel nostro ordinamento la direttiva europea 2012/39/UE in materia di donazione di tessuti e cellule umani. Il Dpr potrebbe permettere di evitare il contenzioso in materia davanti alla Corte Ue per il mancato recepimento della normativa comunitaria, il cui termine era già scaduto il 17 giugno 2014. La direttiva, infatti, era stata recepita in Italia solo parzialmente, per via del divieto di fecondazione eterologa fissato dalla legge 40/2004. L’abolizione di tale divieto, stabilito dalla sentenza della Consulta del 2014 ha reso necessario l’ulteriore adeguamento da parte dell’Italia.

Dal 2015 al 2016, secondo i dati del registro nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita, vi è stato un forte aumento delle tecniche che prevedono la donazione di ovuli e spermatozoi: in totale le coppie che hanno avuto accesso all’eterologa sono passate da 2.462 a 5.450, + 121%. Ma, ad oggi, i gameti sono quasi esclusivamente di importazione e in Italia mancava anche una precisa normativa in materia. Il testo approvato dal Cdm chiarisce i criteri, come età e storia sanitaria, con cui deve avvenire la selezione dei donatori di ovociti e spermatozoi. Sono, inoltre, indicati i test che dovranno effettuare per lo screening genetico relativo a malattie di cui il donatore potrebbe esser portatore sano. La disposizione prevede, infine, nel caso in cui il donatore venga successivamente a conoscenza di essere affetto o portatore di malattie trasmissibili presenti già all’epoca della donazione, che “dovrà informarne tempestivamente la struttura presso la quale ha effettuato la donazione stessa”.

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