Dopo anni di ‘austerity’, di politiche di contenimento della spesa, di Regioni con i conti in rosso impegnate in duri piani di rientro, la sanità pubblica italiana è in sostanziale equilibrio finanziario, a livello nazionale e nella maggior parte dei suoi sistemi regionali. Il 2016 registra un avanzo contabile pari a 329 milioni di euro (contabilizzando le risorse raccolte con le imposte addizionali regionali). Ma cosa si nasconde dietro questi numeri? Un “allarmante e permanente divario tra Nord e Sud del Paese in tema di salute della popolazione”.

A segnalarlo è il rapporto Oasi 2017 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano), curato da Cergas-Sda Bocconi e presentato oggi a Milano in occasione di un convegno organizzato in ateneo grazie al contributo di Bayer e Bristol-Myers Squibb. Un dato, su tutti, fotografa il gap ed è la speranza di vita in buona salute. Dai 70 anni di Bolzano ai 50 della Calabria ‘ballano’ 20 anni.

 

La forbice fra i due estremi è enorme, ma in generale il divario Nord-Sud spezza a metà il Paese: la speranza di vita media in buona salute è di quasi 60 anni al Nord e di 56 al Sud, si spiega nel report che dal 2000 monitora i cambiamenti in atto nelle politiche sanitarie e nel management delle aziende sanitarie pubbliche e private. Anche l’auto-percezione del proprio stato di salute da parte dei malati cronici suona lo stesso campanello d’allarme: al Nord il 49,6% dei cronici si percepisce in buona salute, al Sud la percentuale scende al 36,6%.

“Se migliora la convergenza all’equilibrio finanziario tra tutte le regioni – spiegano nell’introduzione al rapporto 2017, Francesco Longo e Alberto Ricci del Cergas – peggiora il differenziale Nord-Sud dal punto di vista quali-quantitativo dei servizi e dei risultati raggiunti”.

E “pur in un periodo di crisi economica, che scoraggia gli spostamenti, cresce l’incidenza relativa della mobilità sanitaria dal Sud al Nord”, continuano Longo e Ricci. Almeno fino al 2016, il trend delle fughe di malati verso cure fuori dai confini della propria regione d’appartenenza non mostrava segni di inversione: la quota di ricoveri acuti in regime ordinario erogati in mobilità extraregionale è salita dal 7,4% del 2010 all’8,2% del 2016; per quanto riguarda i ricoveri ordinari per riabilitazione, invece, la mobilità passa dal 14,7% al 16,3%.

Altro specchio dell’Italia a due velocità: i tassi di copertura dei bisogni di ‘Long term care’, pur contenuti al Nord, tendono a zero nelle regioni centro-meridionali, si legge nella sintesi del rapporto. E “ad aggravare questa iniquità geografica”, anche la spesa sanitaria privata delle famiglie appare sbilanciata: la Lombardia, con 752 euro per abitante, registra valori più che doppi rispetto alla Campania, con 303 euro.

“Nessuno può negare – scrivono Elio Borgonovi e Rosanna Tarricone del Cergas nella prefazione al rapporto Oasi – che il Ssn italiano garantisca servizi essenziali anche alle fasce di popolazione più fragili”, ma ancora “sono evidenti le differenze tra le diverse regioni e anche tra i diversi gruppi sociali”. E’ un nodo da affrontare, conclude Tarricone, dopo gli sforzi degli ultimi anni focalizzati più sull’obiettivo di “colmare il disavanzo economico”.