In Italia si stimano circa 14 milioni di caregiver informali, ovvero il 26,8% della popolazione, che generano un totale di 3 miliardi di ore di aiuto l’anno. Sulla base di questi dati e’ scontato ritenere che se ai costi classici della sanita’ fossero aggiunti anche quelli sostenuti per i caregiver formali e informali, la spesa sanitaria privata avrebbe una crescita esponenziale. E’ quanto emerge dal 1° Rapporto sul sistema sanitario italiano dell’Enpam ed Eurispes. In Italia, infatti, l’allungamento della vita media sta comportando un grande impatto sul sistema del welfare. Nel 2030 l’Istat stima che saranno 16 milioni gli ultrasessantacinquenni. Cio’ si tradurra’ in una sempre maggiore quota della popolazione bisognosa di supporto totale o parziale nello svolgimento delle proprie attivita’ giornaliere o speciali, al di la’ dell’assistenza sanitaria somministrata in situazioni e luoghi specificamente deputati (medicina generale, ospedali, ambulatori, ecc.). Questi supporti sono erogati da una figura denominata caregiver, ovvero colui che fornisce assistenza ad un’altra persona. La funzione del caregiver puo’ essere suddivisa in due fondamentali categorie: il caregiver formale, ovvero i professionisti, i para-professionisti o i volontari associati ad una organizzazione, che forniscono assistenza domiciliare, in comunita’ o in strutture sanitarie, in genere dietro compenso economico (non nel caso dei volontari); il caregiver informale, ovvero familiare, che invece e’ colui che fornisce assistenza a persone con cui ha un legame personale, senza ricevere alcun compenso.

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