Dall’assegno per le spese di nido e babysitter all’indennità di maternità per le libere professioniste. Previste anche tutele per le studentesse. E’ il sostegno alla maternità garantito dall’Enpam, Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri. Una decisione in controtendenza rispetto a quello che accade in Italia, dove dal 1 gennaio 2019 le mamme lavoratrici non possono più chiedere all’Inps il contributo per pagare il servizio di ‘babysitting’ o asili nido a fronte della rinuncia al congedo parentale. L’ultima Legge di bilancio, infatti, non ha prorogato la misura in vigore dal 2013.

“Le neomamme iscritte all’Enpam – ricorda l’Ente sul suo sito – anche per il 2019 possono contare su 1.500 euro in più per le spese di nido e babysitter nel primo anno di vita del bambino o dell’ingresso nel minore in famiglia, in caso di adozione e affidamento. Si può fare richiesta per i nati dal 1 gennaio 2018 al 31 maggio 2019, data in cui si chiude il bando di quest’anno. I nati oltre questo termine verranno ricompresi nel bando del prossimo anno. Il sussidio bambino, che si aggiunge all’indennità di maternità, può essere chiesto una sola volta per ciascun figlio. Per i gemelli, come negli anni precedenti, la Fondazione è pronta a staccare un doppio assegno (e, in qualche caso, anche triplo)”.

Gli studenti di Medicina che decidono di iscriversi alla Fondazione già dal quinto o sesto anno di corso possono contare su un sussidio per la maternità, previsto anche in caso di adozione o di interruzione di gravidanza, di quasi 5 mila euro a cui si aggiunge il bonus bebè. “Per poter chiedere il sussidio – ricorda l’Enpam – il reddito familiare lordo annuo medio degli ultimi 3 anni non può essere superiore 53.353,04 euro, cioè 8 volte il minimo Inps (6.669,13 euro). Il tetto aumenta per ogni ulteriore componente del nucleo, escluso chi fa la domanda: per esempio, in una famiglia di tre persone, contando il papà e il neonato l’importo sale a 66.691,3 euro”.

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