Non si danno pace i genitori di Elia Rizzotti, il bimbo di 11 anni morto lunedì notte nel reparto di terapia intensiva pediatrica del Polo Confortini di Verona. Il piccolo, che abitava a San Pietro di Lavagno, la scorsa settimana aveva contratto una normale influenza, ma domenica era peggiorato improvvisamente. Secondo i medici, il virus gli avrebbe colpito il cuore, non lasciandogli scampo.

Sembrava solo un’influenza, un banale malanno di stagione. Elia ha iniziato a stare male: niente di preoccupante, solo un po’ di febbre. Venerdì scorso, quindi, la mamma, per sicurezza, lo ha fatto visitare dal pediatra e lo specialista ha confermato lo stato influenzale.

Domenica sera, però, improvvisamente la situazione è precipitata: Elia ha perso conoscenza e non si è più ripreso. Quando il Suem è arrivato il bimbo era già in arresto cardiaco e le sue condizioni sono parse subito disperate.

“L’hanno rianimato per più di un’ora” – ha spiegato papà Thomas – “Sono riusciti a recuperare il battito e, dopo averlo intubato, lo hanno trasferito a Borgo Trento, d’urgenza”. L’uomo, distrutto dal dolore ha ricordato che lui e la moglie si sono fatti forza: “E’ sano, è uno sportivo e ce la farà”, si sono detti. Invece, non è stato così. La situazione, nel giro di poche ore, si è aggravata ulteriormente rendendo inutile un intervento chirurgico.

I medici hanno spiegato ai genitori del piccolo Elia che era impossibile operare il bimbo e che, l’unica cosa che rimaneva da fare, era valutare l’ipotesi di donare le cornee.

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