“La gravidanza rappresenta un fattore di rischio per le donne che sono piu’ ‘sensibili’, o che vanno spesso incontro a disturbi di tipo affettivo, in particolare i disturbi dell’umore e i disturbi d’ansia”. Introduce cosi’ il tema de ‘La depressione in gravidanza: strategie terapeutiche per una good clinical practice’ il professore Cesario Bellantuono, specialista in Psichiatria e Psicofarmacologia Clinica e responsabile degli ambulatori di Psicopatologia Perinatale a Verona, Rimini e Ancona (www.depressionegravidanza.it). “Nel bilancio che i medici fanno sui rischi connessi alla somministrazione dei farmaci in gravidanza- continua il professore- bisogna valutare anche il rischio che potrebbe comportare il mancato trattamento farmacologico sulla salute della madre, del neonato e sul decorso della gestazione”. Al convegno nazionale di psicopatologia perinatale sugli ‘Scenari della maternita’: Normalita’ e patologia nei primi 1.000 giorni’, nell’ambito del Festival della Maternita’ promosso dall’associazione Kairos Donna a Padova lo scorso fine settimana (13 e 14 aprile) Bellantuono ha coordinato anche il workshop su ‘Gli antipsicotici: uso nelle psicosi in gravidanza e nel post partum’. “Nel post partum il baby blues che colpisce circa il 70% delle donne- spiega l’esperto- e’ una modesta deflessione del tono dell’umore, accompagnata da occasionali crisi di pianto e insonnia, che ha quasi sempre un’evoluzione spontanea verso la guarigione ma nell’arco di una o due settimane tende a scomparire. Bisogna stare attendi, tuttavia, che il baby blues non duri piu’ di un mese, poiche’ c’e’ il rischio che possa sfociare in una vera depressione post partum, condizione assolutamente non trascurabile”. Disturbi come quelli d’ansia o depressivi “se non vengono trattati incidono sulla salute della mamma, il decorso della gestazione e la salute del neonato. Numerosi studi- avverte Bellantuono- dimostrano che quasi la meta’ delle donne che manifestano depressione post partum hanno avuto disturbi depressivi o ansiosi anche durante la gravidanza”. Questo vuol dire che la donna in gravidanza sta male a tal punto che “nelle situazioni depressive piu’ gravi non abbia piu’ voglia di vivere; si stima che nel 2-4% dei casi puo’ persino arrivare a mettere in atto tentativi di suicidio. Inoltre- ricorda lo psichiatra- una donna depressa in gravidanza, puo’ decidere di interrompere volontariamente la sua gestazione e puo’ richiedere un aborto volontario, soprattutto se non trova un aiuto, una risposta adeguata e un trattamento efficace, non necessariamente farmacologico, se si tratta di casi non gravi”. Nei casi gravi e’ senza dubbio necessaria una cura farmacologica, meglio se associata ad un trattamento psicoterapico. “Gli psicofarmaci sono tanti e con caratteristiche di efficacia e sicurezza molto diverse tra loro. Ne consegue che uno psichiatra che si occupa di psichiatria e psicofarmacologia perinatale – figura professionale ben presente soprattutto in paesi come gli Stati Uniti, la Scandinavia, l’Inghilterra e il Canada – deve conoscere le informazioni sulla sicurezza di questi farmaci in gravidanza e allattamento. Un neonato di una madre non curata e che ha sofferto di gravi disturbi depressivi o ansiosi e’ un neonato che spesso presenta livelli plasmatici di ormoni dello stress (esempio il cortisolo) elevati gia’ alla nascita. Anche il parto prematuro (<37a settimana) e’ un evento considerato piu’ frequente (con un’incidenza quasi doppia) nelle donne ansiose o depresse rispetto a quelle non depresse”, fa sapere Bellantuono. Per questo motivo bisogna sapere che e’ importante nei casi gravi prescrivere farmaci che combattono efficacemente i disturbi d’ansia e la depressione: “Oggi sappiamo che gli antidepressivi si possono usare in gravidanza, soprattutto quelli di nuova generazione, e devono essere somministrati, ovviamente quando e’ presente una situazione clinica di particolare gravita’. È stato dimostrato da una serie di studi pubblicati su prestigiose riviste internazionali – e confermato dalle recenti linee guida – che questi farmaci hanno un rischio di indurre malformazioni congenite, nell’ambito di quello che viene riportato nelle donne gravide non esposte a psicofarmaci, che varia dal 2% al 4%. Le malformazioni- precisa Bellantuono- possono essere causate anche da anomalie cromosomiche o alterazioni genetiche. Peratro, circa il 70% delle malformazioni congenite riscontrate nei neonati della popolazione generale sono tuttora di origine sconosciuta. Dunque- chiarisce il professore- gli antidepressivi non sono farmaci da considerare a maggiore rischio di indurre malformazioni di organo, anche se somministrati nel primo trimestre di gravidanza”. Passando agli antipsicotici, “sono farmaci adoperati per curare gravi disturbi psichiatrici, diversi da quelli depressivi, come le psicosi (gravi malattie mentali che determinano stati deliranti o allucinatori e gravi disturbi comportamentali). Le donne in gravidanza possono anche manifestare disturbi di tipo psicotico, che, tuttavia, sono molto meno frequenti, anche se piu’ gravi di quelli depressivi e ansiosi”, sottolinea lo specialista in Psichiatria e Psicofarmacologia Clinica. Gli antipsicotici di nuova generazione “sono in commercio da piu’ di 20 anni e come gli antidepressivi sono da considerare relativamente sicuri anche in gravidanza. La decisione di non trattare un grave disturbo psichico non e’, quindi, una scelta neutra- osserva l’esperto- soprattutto perche’ non emerge da studi recenti che questi farmaci siano a rischio di indurre malformazioni o gravi complicanze nel neonato. E’ ben noto, come nel caso della depressione, che i disturbi psicotici siano condizioni cliniche dannose per lo sviluppo del feto e la salute del neonato: lo stress causato da sintomi psicotici gravi e persistenti nelle donne durante la gestazione si ripercuote sul feto e sul decorso della gravidanza”. Per garantire una corretta informazione esistono alcuni centri in Italia (Bergamo, Padova e Roma) dov’e’ possibile reperire, ma solo attraverso contatti telefonici, indicazioni aggiornate sulla sicurezza/rischi degli psicofarmaci in gravidanza e allattamento. In tema di allattamento, “tra i nuovi antidepressivi di ultima generazione, denominati con la sigla ‘SSRI’, sono disponibili farmaci assolutamente compatibili con l’allattamento al seno. Le linee guida raccomandano, infatti, alle donne in trattamento con questi farmaci di allattare al seno, dal momento che gli SSRI non passano nel latte materno. È stato visto- aggiunge lo specialista- che i bambini allattati al seno corrono meno rischi di sviluppare, nei giorni successivi al parto, sintomi simil-astinenziali dovuti alla brusca sospensione del farmaco, rispetto a quelli allattati con latte in formula. Questi sintomi sono rappresentati da pianto, qualche difficolta’ nell’addormentamento, una temporanea disregolazione della temperatura corporea e ipoglicemia. Sono problematiche che possono riguardare il 20-30% dei casi, in particolare i neonati molto prematuri, ma si risolvono, nella maggior parte dei casi, al massimo in due-tre settimane dal parto”. Ai pediatri, in conclusione, Bellantuono suggerisce di “acquisire le informazioni piu’ recenti sull’allattamento al seno con gli psicofarmaci (consultando il sito americano ‘LACT MED’). Non tutti gli psicofarmaci passano nel latte materno e bisogna sapere quali sono, per poter consentire l’allattamento al seno alle neo-mamme che necessitano di terapie psicofarmacologiche anche durante il postpartum”. 
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