Occupazione, parita’ di salario, condivisione, welfare e molestie. Sono le cinque direttrici della Piattaforma di genere che la Cgil ha presentato quest’oggi, al Teatro Brancaccio di Roma, nel corso dell’assemblea nazionale delle Donne ‘Belle Ciao. Tutte insieme vogliamo tutto’. “Punti di azione e di intervento, che – spiegano le organizzatrici – faremo vivere nella nostra attivita’ di contrattazione, volti a contrastare le molestie nei luoghi di lavoro e a superare le diseguaglianze di genere nella ricerca di occupazione, nel salario e nell’accesso alle cure mediche”. “Siamo convinte – proseguono – che in una fase politico sociale cosi’ complessa e pericolosa sia ancor piu’ fondamentale una nuova alleanza tra donne, solo cosi’ si potra’ contrastare la regressione culturale, sociale ed economica, e rendere migliore questo Paese”. Tutte insieme vogliamo tutto, le proposte. Il lavoro delle donne e’ scarso (l’Italia e’ agli ultimi posti in Europa per occupazione femminile), dequalificato, mal pagato (il 60% delle donne italiane non e’ retribuita adeguatamente), caratterizzato da part time involontari e contratti precari. Per la Cgil occorrono quindi un Piano straordinario, investimenti pubblici e una nuova Carta dei diritti di tutte e tutti. Serve, si legge nella piattaforma, aumentare i congedi parentali, la formazione obbligatoria dopo la maternita’, riconoscere il lavoro di cura, garantire piu’ asili nido e interventi a sostegno della non autosufficienza, nonche’ nuovi incentivi su politiche di condivisione e conciliazione. Disuguaglianze nei luoghi di lavoro, ma anche nel welfare e nell’accesso ai servizi alla salute. Quest’ultima non e’ neutra: uomini e donne hanno diversa sensibilita’ alle patologie e rispondono in maniera diversa alle terapie. Per questo la Cgil propone una vera e propria strategia, dalla diffusione della medicina di genere al potenziamento dei consultori e all’esigibilita’ della 194, che va pienamente applicata. Infine, le donne della Cgil, contro le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro propongono una contrattazione di genere, con la formazione delle Rsu e di figure di riferimento. Ma per contrastare questi fenomeni occorre partire dalle scuole e ricostruire la cultura del rispetto reciproco. 
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