“In Italia, contrariamente a tutto il resto d’Europa, non è consentito al medico di famiglia prescrivere su ricettario del Servizio sanitario nazionale alcuni farmaci anti diabete (le incretine) e, se lo fa” comunque, “il paziente dovrà pagarseli per intero, con un esborso ‘out of pocket’ di oltre 700 euro all’anno”. Lo denuncia Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale, illustrando i dati un’indagine condotta a luglio su un campione di oltre 400 medici di famiglia dal Centro Studi della Fimmg. “Senza prescrizione del medico di famiglia oltre 1,5 milioni di diabetici vengono penalizzati rispetto alle cure più efficaci che allungano la vita e ne migliorano la qualità. Serve un provvedimento urgente altrimenti universalità e equità delle cure nel diabete rimarranno parole vuote”, aggiunge Scotti.

“Questi farmaci – commenta Silvestro – appartenenti prevalentemente al gruppo delle incretine, in molti casi sono considerati di prima prescrizione e le evidenze prodotte da anni di studi scientifici hanno dimostrato che il loro utilizzo, associato eventualmente ad altri farmaci, riduce la mortalità e il rischio di ipoglicemie, allungandone la vita e migliorandone la qualità”. Per questo, nell’incontro di oggi con la ministra della Salute Giulia Grillo i medici di famiglia della Federazione si sono appellati alla responsabile del dicastero “perché solleciti – ha aggiunto Scotti – un provvedimento urgente dei responsabili delle attività regolatorie, provvedimento su cui Fimmg sta battendo da più di un anno, in assenza del quale, per i pazienti diabetici in questo Paese universalità e equità delle cure rimarranno parole vuote. Su i dati dello studio, infine, lasciamo ora la parola ai cittadini e alle loro associazioni”.

I dati della ricerca indicano che il 62% dei pazienti con diabete mellito di tipo 2 viene gestito normalmente dai medici di medicina generale e non fa riferimento se non occasionalmente, e comunque non in modo strutturato, ai Centri antidiabetici. Nel trattamento di questi pazienti, in caso di inefficacia della sola terapia con la metformina, il 55% dei medici di famiglia provvede autonomamente alla prescrizione di un farmaco, scelto tra sulfaniluree e glinidi; il 41% invia il paziente al Centro antidiabetico, il 4% si orienta sulla prescrizione di insulina. La metformina risulta il farmaco più utilizzato nella terapia dei pazienti con diabete di tipo 2 (lo assume il 41,5%) seguita da sulfaniluree e glinidi (assunte dal 37,7%); il 30% dei pazienti risulta in solo trattamento dietetico, il 15% è trattato con terapia insulinica; una restante quota del 19,4% assume altri farmaci, per lo più prescritti su piano terapeutico dallo specialista.

“Qualora il paziente venga inviato al Centro antidiabetico, previo riapprofondimento diagnostico e aumento dei costi spostati dalla farmaceutica alle prestazioni, potrà avere la prima prescrizione rimborsata dal Servizio Sanitario nazionale e il suo medico di famiglia potrà ri-prescrivere il farmaco, di norma per un anno. Ma vediamo secondo la nostra survey cosa succede quando il medico di famiglia si vede costretto a inviare il paziente al Centro per permettergli di accedere alla terapia, quali sono i tempi che trascorrono dal momento della consegna dell’impegnativa alla prescrizione del Centro? Per il 22% dei mmg la prescrizione viene eseguita entro un mese, per il 44% tra 1 e 3 mesi, per il 34% con tempi superiori ai 3 mesi. I numeri – conclude – si commentano da soli”.

 

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