Sono due milioni e mezzo gli italiani che soffrono di disturbi d’ansia. Secondo il rapporto OSMED dell’AIFA la spesa per gli ansiolitici nel 2008 ha raggiunto i 377,2 milioni di euro. Migliori prospettive per le cure si aprono dalla conoscenza delle origini di questi disturbi. Ad esempio, secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry da Joseph LeDoux e Daniel Pine nel settembre 2016, paura e ansia dipendono da circuiti neuronali diversi: la teoria dei due sistemi consente un nuovo inquadramento dei sistemi neuronali implicati e apre a nuove prospettive terapeutiche. Se ne discutera’ a Roma il 10 e l’11 febbraio al congresso internazionale “Anxiety”, organizzato da Italian Psychoanalitic Dialogues (IPD) e Neuropsychoanalytic Association(NPSA). Tra i partecipanti Joseph LeDoux, neuroscienziato di fama mondiale, docente del Center for Neural Science della New York University, Mark Solms, neuroscienziato e docente di Neuropsychoanalysis alla Cape Town University e Stefano Bolognini, psicoanalista e past President dell’International Psychoanalitical Association (IPA). Il Congresso vertera’ su come ansia, fobie, angoscia, paura, attacchi di panico possano emergere nell’interazione tra soggetto e ambiente, affrontando il trattamento delle varie forme di ansia e i diversi tipi di intervento, sia farmacologici che psicoterapeutici. “La maggiore conoscenza delle origini dell’ansia e della paura all’interno delle funzioni corticali di pensiero, attenzione e memoria, consente il miglioramento dei trattamenti che potranno sempre di piu’ adeguarsi alle caratteristiche della specifica disfunzione dei circuiti neuronali di un particolare individuo. Attraverso i biomarkers di brain imaging sara’ possibile identificare sempre piu’ precisamente il disturbo, evitando farmaci che creano ottundimento”, afferma LeDoux. Secondo Stefano Bolognini “l’ansia, e poi l’angoscia che ne e’ l’ulteriore involuzione quantitativa, sono il risultato di una opposizione del soggetto a sentire e vivere i propri sentimenti; i quali ‘premono’ ai confini dell’Io, e generano il vissuto dell’ansia, che si configura come un stato di tensione spiacevole aspecifica”.

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