Diabetic is doing a glucose level finger blood test
Per il diabete esistono dei farmaci innovativi, che a differenza di quelli piu’ vecchi non provocano il rischio di ipoglicemia e proteggono da problemi cardiovascolari, ma sono prescritti solo nel 16% dei casi. Tutto cio’ porta ad una gestione della malattia che non e’ la migliore e aumenta il rischio di complicazioni e ricoveri in ospedale. A denunciarlo sono la Societa’ italiana di diabetologia (Sid) e l’Associazione medici diabetologi (Amd) alla presentazione della campagna “Hai il diabete? C’e’ una buona notizia per te”. “In tutta l’Unione Europea, e quindi anche in Italia – rileva Giorgio Sesti, presidente della Sid – circa il 40% delle persone con diabete di tipo 2 in trattamento solo con terapie orali non raggiunge l’obiettivo indicato dalle linee guida di avere l’emoglobina glicata al 7%”. E questo non solo perche’ spesso la malattia appare molto complicata da gestire al paziente, ma anche per quella che viene definita una sorta di “inerzia terapeutica del medico, che si accontenta di avere un’emoglobina glicata prudente e non intensifica il trattamento”, continua Sesti. C’e’ la paura di provocare ipoglicemia perche’ alcuni farmaci possono avere come effetto l’abbassamento eccessivo della glicemia, che a sua volta puo’ aumentare il rischio cardiovascolare, il rischio di cadute e di perdita di conoscenza. Rischi che si potrebbero evitare con i farmaci piu’ innovativi, che pero’ non possono essere prescritti dal medico di medicina generale ma solo dal diabetologo. “In Italia circa il 50% dei pazienti viene seguito solo dal medico di famiglia – aggiunge Domenico Mannino, presidente dell’Amd – e un terzo dei pazienti viene trattato con farmaci che fanno aumentare il rischio di ipoglicemia. Il problema e’ che forse le persone con diabete non sono abbastanza informate in merito”. Farsi seguire solo dal medico di base, senza andare dallo specialista, puo’ essere pericoloso. “Per ogni anno di ritardo in cui l’emoglobina glicate rimane sopra il 7% – aggiunge Sesti – si ha il 50% in piu’ di rischio di avere un ictus o un infarto”.
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