Laurearsi in medicina e specializzarsi in dermatologia inseguendo il sogno di curare la pelle con le sue malattie, di realizzarsi cioè come “dermatologo medico”. Ma ritrovarsi poi costretto a cambiare strada, magari virando verso l’estetica, perché “oggi non bastano gli investimenti che il Servizio sanitario nazionale mette in campo per sostenere i nostri giovani in una carriera ospedaliera e universitaria”. Paolo Gisondi, italiano nel direttivo della European Academy of Dermatology and Venereology, in occasione del 27esimo meeting Eadv al via a Parigi descrive  una dermatologia tricolore all’avanguardia, ma bersagliata da tagli che spesso inducono le nuove leve a un ‘piano B’.

“La dermatologia italiana sconta le difficoltà tipiche di un’epoca a risorse limitate, in cui per forza di cose si cerca di fare con poco quello che una volta si faceva potendo contare su più persone”, spiega l’esperto, professore di dermatologia all’università degli Studi di Verona. Non è tanto un problema di carenza di specialisti, perché “i dermatologi ci sono”, precisa Gisondi. Da un lato c’è però “la tendenza a ipertrofizzare l’aspetto cosmetologico della dermatologia”, più di quello medico-chirurgico; dall’altro succede che, “quando si deve tagliare, ci sono aree dove si taglia più che in altre e purtroppo la dermatologia è fra queste”.

“Quando un sistema sanitario deve risparmiare – chiarisce il docente – va a tagliare prima ciò che magari viene percepito di impatto minore, anche sull’opinione pubblica. Ma le malattie dermatologiche, poco impattanti per chi non le ha, lo sono invece molto per chi ne soffre”.

“La pelle è un po’ il nostro biglietto da visita – riflette Gisondi – veicola l’immagine che diamo di noi al mondo esterno, quindi le sue malattie possono incidere pesantemente anche sull’aspetto psicologico. Spesso però l’amministratore, che a volte non è un medico, non ne è abbastanza consapevole”. Da qui l’appello dell’italiano dal Congresso dei dermatologi europei: “Nel nostro Paese la dermatologia ha bisogno di risorse che valorizzino in particolare le nuove generazioni di giovani che vogliono dedicarsi con passione al mondo della dermatologia, e soprattutto della dermatologia medica”.

I medici della pelle in Italia ci sono, ribadisce l’esperto, tuttavia “serve un maggiore investimento sulle nuove leve che desiderano intraprendere una carriera ospedaliera e universitaria, mentre oggi le possibilità di un percorso medico non sono tantissime proprio per la mancanza risorse e di turnover. Per questo si crea una nicchia di giovani specialisti che vorrebbero continuare nel mondo medico della dermatologia, e che invece non riescono a perseguire questo obiettivo e sono costretti a imboccare strade diverse”.

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