“Il progressivo de-finanziamento della sanità pubblica è dimostrato inequivocabilmente dai numeri, che non sono opinioni. Dal 2013 al 2016 il rapporto della spesa pubblica sul PIL è passato dal 7,3 al 6,6%, e si avvia in una decrescita infelice al 6,3 nel 2020, avvicinandosi a quello dei Paesi dell’Europa orientale: l’Italia è il paese dell’OECD dove la tutela della salute assorbe la minore spesa globale, all’ultimo posto nel G7, sia in rapporto al PIL che pro capite, inferiore del 37% alla media”. Sono i numeri elencati dal Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise, al 24° Congresso dell’Associazione, in corso a Roma.

“Nel periodo 2005-2015 – ha sottolineato – 11.000 medici italiani sono emigrati all’estero, portando via risorse e talenti. Mentre da noi la carenza di medici specialisti, come di medicina generale, è diventata drammatica e diffusa, e nei prossimi 5 anni oltre 45 mila medici lasceranno il posto di lavoro per raggiunti limiti di età, mettendo ulteriormente in difficoltà un sistema già oggi stremato, sempre che mutamenti legislativi, e condizioni di lavoro insopportabili, non accelerino la crisi”. E ancora: “Sono evaporati in 10 anni oltre 70.000 posti letto, con conseguente crollo del rapporto con gli abitanti sotto la media europea, specie nelle regioni del Sud che nemmeno riescono a raggiungere lo standard nazionale nel vuoto di politiche attive per le cure primarie. L’allungamento delle liste di attesa ed il sovraffollamento dei PS, divenuti luoghi simbolo del fallimento di politiche sanitarie recessive, sono un dramma quotidiano che cittadini e medici devono affrontare costretti su fronti opposti. L’ospedale è diventato un luogo dove è difficile entrare ma ancora più difficile uscire.

“Il SSN ha 40 anni ma è in pessima salute, e la prognosi rimane riservata”, ha osservato, ma “il sindacato medico e della dirigenza del SSN non è morto, il che non è poco di questi tempi, e vuole continuare a farsi carico della difesa di un sistema sanitario pubblico e nazionale, provando, ancora una volta, a tenere insieme legittimi interessi delle categorie e diritti dei cittadini”.

“Nessuna attività, pubblica o privata – ha ricordato ancora Troise -, ha, come la filiera della salute, costi pari a 7 punti di PIL ed un valore pari a 11, rappresentando un volano per la ripresa economica oltre che il più grande insediamento di saperi ed innovazioni tecnico-professionali che dà lavoro a circa 2 milioni di persone. Sotto i colpi della crisi, e delle scelte e non scelte della politica, il servizio sanitario nazionale sta, però, cambiando pelle avviandosi a diventare un sistema duale, uno povero per i poveri, e con lavoratori poveri, il più grande ammortizzatore sociale esistente, l’altro affidato al reddito ed alla intermediazione finanziaria e assicurativa”. “È innegabile che il sistema sanitario italiano, pur presentando margini di miglioramento della sua sostenibilità economica, sia significativamente sotto finanziato a causa di una visione della sanità come pura voce di costo nei bilanci pubblici, bancomat dello Stato, facile da usare, come una volta la benzina, per finanziare altre scelte politiche”, ha denunciato Troise, “l’asfissia finanziaria riduce i servizi e taglia dove è più facile, non riuscendo a farlo dove è più utile, fino a entrare in rotta di collisione con le finalità proprie del sistema “(tutela della salute)”, come riconosciuto dalla stessa Corte dei Conti. Oggi le Regioni garantiscono i LEA, la forma normativa della eguaglianza del cittadino di fronte al diritto alla salute, grazie alle 3T, più Tasse, più Ticket, più Tagli. E a spese dei professionisti, delle loro ferie, delle loro risorse accessorie, dell’abuso del loro orario di lavoro. Se la sanità pubblica migliora i conti lo fa a discapito della performance, presente e futura, tanto che in alcune regioni si fa concreto il rischio dell’undertreatment ed essere curati secondo i bisogni costituisce un limite etico, civile e sociale fortemente Si dimentica troppo spesso che le politiche sanitarie sono anche politiche industriali visto che un euro investito in sanità ne attiva 3 nei settori collegati”.

Un Servizio sanitario gravemente malato, dunque, ma ancora vivo. Di qui, “l’impegno che ci assumeremo insieme per un Sistema Sanitario (ri) progettato per il futuro, restituire la sanità ai medici ed i medici alla sanità, liberandola dalla supremazia della logica finanziaria ed economica. Ci sarà richiesto certo “talento e perseveranza”, ma a nulla servirà senza il “coraggio – di un costante impegno morale”. Il meglio deve ancora venire – ha avvertito Troise -. Se metteremo in campo una profonda radicalità nel modo di ripensare le nostre categorie con idee rifondatrici e rigeneratrici, ce la possiamo fare, e ce la faremo. Quelli che resistono non sempre vincono, ma quelli che vincono sono sempre quelli che resistono”.

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