Mario Caiazzo

Oggi sarà il quinto giorno. Quello di una protesta che è partita occupando il tetto dell’ospedale Monaldi di Napoli e che continuerà fino a quando non saranno ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sono genitori e fanno parte di un comitato, quello formato dai padri e dalle madri dei bimbi trapiantati. Manifestano a causa della chiusura del Centro di trapiantologia infantile presso il nosocomio di Via Leonardo Bianchi, nella zona collinare di Napoli. «Idealmente siamo ancora sul tetto e non scenderemo di lì fino a quando non saremo ascoltati dal Presidente della Repubblica», a parlare è Dafne Palmieri, portavoce del comitato di genitori. E’ l’unica, al momento, che sta affrontando lo sciopero della fame: «E’ una protesta che porto avanti io per tutti simbolicamente, basto da sola ad effettuare lo sciopero della fame, ma la forza di continuare me la danno gli altri componenti del comitato. Vogliamo incontrare il Presidente della Repubblica perché è l’unico che può garantire i nostri diritti e la trasparenza necessaria. Continueremo ad oltranza fino a quando non centreremo l’obiettivo».

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Nel frattempo, nei primi quattro giorni, nessuno tra i rappresentanti istituzionali sembra essersi fatto vivo. «Assolutamente no. Nessuno è venuto. Siamo come al solito lasciati a noi stessi, ma non ci fermeremo. Del resto ci siamo abituati. La prima volta che abbiamo prodotto una petizione siglata da 8000 persone era il 2015. Avevamo presagito che qualcosa non andasse al Centro, ma nemmeno in quell’occasione siamo stati ascoltati. Adesso è venuto il momento di dire basta». Giovedì mattina gli aderenti al comitato dei genitori trapiantati e i sostenitori del ‘collettivo’, si daranno appuntamento davanti all’ospedale Monaldi per una manifestazione che avrà anche l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa una problematica che «non è solo la nostra, ma dell’intera società civile. Non possiamo permettere che i bambini continuino a non avere la necessaria assistenza», conclude Dafne Palmieri.